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Graphic journalism, quando le inchieste sono scritte a matita

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La copertina di “Pippo Fava, lo spirito di un giornale”, scritto da Luigi Politano e disegnato da Luca Ferrara.

Denunciare gli abusi, raccontare le storie, ricordare i fatti. E se per parlare di mafia, tratta, abusi si decidesse di usare le matite invece delle parole o dei video… che cosa succederebbe? Ce lo spiega il graphic journalism, che riprende alcuni dei temi propri del giornalismo e li ripropone a fumetti. Un linguaggio trasversale, che piace a ragazzi e adulti, e permette di realizzare inchieste giornalistiche senza usare videocamera o tastiera, dimostrando che si può “scrivere un pezzo” anche a matita.
Di questo si parla a Otranto, nell’ambito del Festival Giornalisti del Mediterraneo, con una mostra allestita nei vicoli della città pugliese e dedicata proprio al Graphic Journalism e ai 10 anni di inchieste e racconti a fumetti realizzati dall’editore Round Robin.
Come si fa giornalismo attraverso i fumetti? Ne parliamo con Luigi Politano, giornalista, autore di diversi reportage di inchiesta ed editore della casa editrice Round Robin, che in questi anni si è imposta nel mondo dell’editoria per aver messo assieme firme del giornalismo italiano e fumettisti. È successo ad esempio con “Il caso Ruby”, scritto da Gianni Barbacetto (Il Fatto Quotidiano) e disegnato da Luca Ferrara, o con “L’Impero del Goal” scritto da Gianluca Monastra (Repubblica) e Massimo Basile (Corriere dello Sport) con i disegni di Pierluigi Minotti.

Come scegliete le storie da pubblicare?

«Per quanto riguarda in particolare le storie di taglio giornalistico (abbiamo anche una collana di narrativa noir) diciamo che nel momento in cui le abbiamo scelte ci sembravano la cosa migliore di cui occuparci, la più interessante. Per prima cosa cerchiamo di capire se qualcuno ha già parlato di quel tema e poi chiediamo a giornalisti abituati a lavorare su inchieste di trasformarle in fumetti, come ad esempio ha fatto Gianni Barbacetto, del Fatto quotidiano, con “Il caso Ruby”».

Come lavorano insieme illustratori e giornalisti “tradizionali”?

«Si parla a lungo del progetto, per dare tempo e modo di mettere insieme i pezzi, la sceneggiatura di un fumetto richiede molto tempo, come quella di un film. Per il libro su Pippo Fava ci sono voluti 9 mesi. Abbiamo letto tutti gli incartamenti, gli atti processuali, le testimonianze, ho parlato con amici, giudici, polizia giudiziaria.
Quello che vogliamo fare è dare una verità giornalistica assolutamente comprovata, anche per evitare problemi per la pubblicazione. Ogni libro contiene anche una parte monografica che raccoglie i materiali di inchiesta. Ad esempio “Il caso Ruby” contine 50 pagine di intercettazioni telefoniche».

Quali sono le difficoltà principali di questo tipo di lavoro?

«Sono le difficoltà tipiche del mondo dell’editoria italiana: per la distribuzione c’è voluto tempo, ma ora siamo distribuiti in tutta Italia e ci leggono sia i ragazzi che gli adulti appassionati del genere. Gli autori si devono fidare, devono conoscerti e anche nel panorama editoriale generale devi farti conoscere. C’è poi la difficoltà di trovare autori adatti. Ma ora, dopo quasi dieci anni, siamo contenti. La nostra collana sull’antimafia è stata presentata anche all’estero, alla BAE, la Book American Exposition. C’è un riscontro continuo di quello che stiamo facendo. Ora vorremmo dare un maggior risalto internazionale, pubblicando anche all’estero, stiamo lavorando alla costruzione di una rete con altri editori europei, per veicolare reciprocamente i prodotti di ognuno nelle rispettive realtà nazionali».

La mostra di Otranto è la prima tappa di un tour che nei prossimi mesi porterà le tavole e gli autori della Round Robin a Lucca, Roma, Perugia. Le tre “inchieste a fumetti” presentate in questi giorni sono “Trattate Male”, di Laura Bastianetto, disegnato da Valerio Chiola, “L’Alleato Azero”, scritto da Luca Manes per ReCommon, con i disegni di Claudia Giuliani, e “Pippo Fava, lo spirito di un giornale”, scritto da Luigi Politano e disegnato da Luca Ferrara. Tre storie che mescolano mondo dell’informazione e graphic novel. “Trattate Male”, scritto dalla giornalista Laura Bastianetto, oggi responsabile comunicazione Istituzionale per la Croce Rossa italiana, nasce da un’inchiesta giudiziaria. È la storia di diciassette ragazze nigeriane costrette a prostituirsi. Una storia vera, che parte da un naufragio del 2009 avvenuto nel canale di Sicilia, in cui alcuni uomini si disperano per aver perso un “carico” di donne destinato al mercato della prostituzione.
“L’Alleato Azero”, di Luca Manes, giornalista freelance e capo della comunicazione dell’associazione ReCommon, indaga sui traffici legati al gasdotto che dall’Azerbaijan – “prezioso alleato” secondo il governo italiano – arriva in Italia e sui conflitti ambientali ai danni delle popolazioni sia in Occidente che nel Sud del Mondo. Il libro descrive una vicenda attualissima e drammatica in cui attivisti, giornalisti e avvocati vengono messi a tacere e incarcerati.
“Pippo Fava, Lo spirito di un giornale”, scritto da Luigi Politano e disegnato da Luca Ferrara, ripercorre con la precisione dell’inchiesta giornalistica la vicenda che portò all’assassinio di Giusepe Fava.
E per chi vuole vedere dal vivo come nasce un fumetto, durante gli eventi è prevista la performance dal vivo di Luca Ferrara, uno dei più talentuosi fumettisti della Round Robin.

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