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Gli esteri interessano?

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Atlante delle guerreGli esteri interessano? Questa una delle domande ricorrenti durante la presentazione della V edizione dell’Atlante delle guerre e dei conflitti del mondo, organizzata dal Caffè dei giornalisti a Torino, a Palazzo Saluzzo Paesana, venerdì 21 febbraio 2014.
A giudicare dalle due sale di Palazzo Saluzzo Paesana colme di gente, si direbbe che gli esteri interessano eccome e che il bisogno di informazione su quei 36 conflitti dimenticati dai media mainstream è grande.

Su questo aspetto ha concordato Mario Calabresi, direttore de La Stampa: “L’interesse c’è, tant’è vero che il numero de La Stampa più venduto nel corso della mia direzione fu proprio un’edizione dedicata all’Africa”. Ha poi ironizzato ricordando che il precedente record era in mano al numero con in omaggio… il telo mare. Ma una carenza nell’informazione sugli esteri esiste e l’Atlante aiuta proprio a colmare questo vuoto: “Siamo bombardati da un flusso di informazioni – ha continuato Calabresi – Le cose passano e quasi ci sfuggono, lasciando a malapena un segno. L’Atlante mette il punto, perché ci ritrovi le informazioni, capisci come sta andando. Ma soprattutto, in questo volume c’è la forza dei dati“. Calabresi ha anche annunciato la collaborazione tra il quotidiano e l’Atlante, che presto lanceranno insieme una versione dell’Atlante arricchita per e-book.

La copertina della V edizione è opera di Fabio Bucciarelli, tra gli ospiti della serata in diretta Skype dal Sud Sudan. Nonostante gli ostacoli tecnici, il reporter è riuscito a trasmettere la tensione e la difficoltà di fotografare un conflitto africano che “non si vede”.

Atlante delle guerre

Quali sono le ragioni dei conflitti? Lo ha domandato al tavolo di relatori il moderatore Davide Demichelis, giornalista, autore televisivo e pure lui collaboratore dell’Atlante. “Le ragioni sono l’accaparramento delle terre, il consumo delle risorse e il fatto che siamo in debito con il pianeta”, ha esordito Raffaele Crocco, ideatore dell’Atlante. “Abbiamo bisogno di più informazioni, non di opinioni”. L’Atlante è nato come una sfida, sorta dal bisogno di ritrovare il contesto di una guerra in corso: “Collaboravo con Peacereporter e non c’era un luogo unico che raccogliesse queste informazioni. Nel 2009 ho conosciuto Federica Ramacci, ora caporedattrice, e abbiamo iniziato questo percorso”. Un progetto ambizioso, perché i costi per la stampa e la realizzazione di un prodotto di questo tipo sono altissimi (dall’uso delle foto e delle mappe al costo dei collaboratori e della stampa) e nessun editore sarebbe stato disponibile a sostenerli. E così è nata l’associazione 46° Parallalelo e il progetto è diventato un lavoro di “militanza giornalistica”, in cui i reporter e i fotografi contribuiscono volontariamente: si instaurano tante collaborazioni con enti e realtà, ognuna delle quali partecipa offrendo l’uso gratuito delle mappe o mettendo a disposizione i propri dati.

“Di anno in anno l’associazione raccoglie i fondi per realizzare l’Atlante: fondi privati e pubblici e il ricavo dalla vendita del volume”.

Una redazione virtuale e senza fini di lucro quindi, che vanta tanti partenariati e soci.

Per Luciano Scalettari, giornalista inviato di Famiglia Cristiana, l’Atlante è “una fatica pazzesca”. Lo ha detto con ironia, raccontando il suo lavoro per preparare le 4 pagine (rigorosamente 4 per ogni conflitto) dedicate al Sud Sudan, e alla complessità delle informazioni da raccogliere. “Ma è anche una vittoria. Perché non è vero che gli esteri non interessano, il problema è che in Italia si trattano a spot, senza continuità”.

Alessandro Rocca, che le guerre le racconta con le immagini, ha mostrato al pubblico un video reportage appena realizzato in Sud Sudan: la guerra non si vede solo dagli scontri a fuoco, racconta, si vede nelle immagini degli sfollati, dei mutilati e delle donne, che con fatica cercano di sfamare i propri figli in contesti ostili,; donne cui è dedicato un lungo approfondimento in questa edizione. “Le donne sono le prime vittime e sempre di più coinvolte direttamente e attivamente nel conflitto. Portano nella narrazione un punto di vista diverso”, ha spiegato Crocco.

E se “sapere è depositare, mettere ordine nelle cose che si sanno“, come ricorda Calabresi, questo Atlante sarà sicuramente uno strumento utile.

 

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