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Ankara, tra giorni cupi e amore per la professione

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Dilara Küçükerdoğan
Dilara Küçükerdoğan

Incontrando Dilara Küçükerdoğan, giornalista dell’agenzia di stampa turca Anadolu, non si può non chiederle come sia cambiata la situazione dei media dopo il tentativo di colpo di Stato del 15 luglio 2016.
Come ti senti? Hai paura, sei arrabbiata?
«Il colpo di stato ha davvero cambiato molte cose in Turchia. Durante e dopo questo attentato le forze di sicurezza hanno svolto delle operazioni contro gli attentatori. E hanno accertato che c’erano molte persone in contatto con FETO, la sigla dei “terroristi del movimento di Gülen”. Tra queste c’erano persone dei media, dell’esercito, delle organizzazioni pubbliche eccetera. Dopo le indagini ufficiali, se il collegamento con i terroristi era confermato, le organizzazioni venivano chiuse o – nel caso di persone – venivano imprigionate in vista del processo. Se invece non si trovavano i collegamenti con FETO, venivano rilasciati e se ne andavano per la loro strada.
Credo che, in ogni paese, ci si debba opporre a questo tipo di aggressioni, perché hanno fatto il colpo di Stato a un governo e a un presidente legittimi.
E se qualcuno mette in atto questo genere di aggressioni rende il paese meno democratico, danneggia la democrazia della nostra repubblica. Se lo guardi da questo punto di vista sembra normale fare delle indagini sul colpo di stato.
Mi sono sentita arrabbiata e spaventata da questo evento, certamente. Ma la mia paura e il mio orrore non erano per il governo o il presidente. Ma, che li si voti o no, per il modo illegale perseguito dagli attentatori contro il nostro governo e il presidente eletti».

Avete avuto ripercussioni nella vostra agenzia? Conosci qualcuno tra i giornalisti che sono stati arrestati?
«Personalmente non ho avuto problemi con la mia agenzia, ma dopo le indagini sul colpo di stato alcune persone sono state licenziate. Non accetto di avere relazioni con un’organizzazione terroristica, che si tratti di un giornalista o che faccia un altro lavoro.
Se qualche innocente è stato arrestato o indagato, sarà giudicato e assolto, e potrà continare la sua vita normale».

Quali sono secondo te le regole per un buon giornalismo?
«Credo che il buon giornalismo debba tener conto di due aspetti. Se tu dai un’opinione su un solo aspetto, può sembrare che tu ignori l’altro punto di vista. Non devi dimenticare “l’altra parte” dell’argomento su cui stai scrivendo. Se è impossibile, ad esempio per i tempi stretti del giornalismo, devi almeno cercare di raggiungere la controparte.
Secondo me bisogna essere neutrali quando si sta trattando un tema. Puoi chiedere ciò che vuoi, ma nel modo giusto. Puoi odiare o ammirare la persona che stai intervistando, ma se fai trasparire i tuoi sentimenti sminuisci la tua forza di persuasione.
Per questo devi porre le domande come se fossi dietro uno schermo e devi riportare le risposte senza far trasparire i tuoi sentimenti».

Come è organizzata la tua agenzia? Quante persone vi lavorano? Avete corrispondenti all’estero?
«L’Agenzia Anadolu è una delle più grandi al mondo, ha uno staff di 3.476 persone distribuite in tutto il mondo, incluso Medio Oriente, Africa, America, Caucaso, Europa e zona del Pacifico. Questo staff comprende quasi un centinaio di diverse nazionalità e comprende non solo i giornalisti, ma anche il personale amministrativo. Di questi, 2.848 persone sono maschi e 628 femmine. In Turchia ha collaboratori freelance o membri dello staff in ogni città».

L'agenzia di stampa turca Anadolou
L’agenzia di stampa turca Anadolou

Raccontaci il tuo percorso professionale, quando e come hai cominicato a fare la giornalista e quali sono i tuoi interessi.
«Ho studiato all’università di Ankara. Il mio settore era “Radio, TV e cinema” ho cominciato a lavorare per TRT, la televisione nazionale pubblica turca nel 1993, quando studiavo ancora all’università.
Ho lavorato a livello amatoriale come assistente di produzione per un programma di dibattiti. Dopo sei mesi mi sono unita al team di “Linea di fuoco”, il principale programma di discussione della Turchia.
La mia visione del giornalismo deriva da questo programma. Facevo interviste, scrivevo notizie e facevo il montaggio dei video. Ho lavorato così per circa un anno e mezzo, poi il programma è stato trasferito in un altro canale, a Istanbul, ma io ho preferito rimanere ad Ankara e ho continuato come operatrice di montaggio della redazione.
Nel 1996 ho accettato la proposta di un vecchio direttore di TRT e ho cominciato a lavorare per NTV, che in seguito è diventato il primo canale di informazione della Turchia. Mi sono spostata lì come operatrice di montaggio, ma non ero soddisfatta. Partecipavo al processo di scrittura delle notizie. Allora i miei direttori mi chiesero di lavorare come redattrice. Nel 2002 sono diventata redattrice, organizzatrice dei giornalisti ed editor dei testi. I miei 15 anni di carriera a NTV sono finiti nel 2011, quando ho accettato la proposta di lavorare per Al Jazeera Turchia.
Ho cominciato come redattrice delle notizie di Ankara e ho lavorato lì tre anni e mezzo. Poi il centro di AJ ci disse che non si poteva più andare in onda. Allora mi sono proposta all’Agenzia Anadolu, l’agenzia di stampa ufficiale della Turchia e ho cominciato a lavorare lì nel 2015 e lavoro ancora per questa agenzia come vice redattore per le notizie».

Che cosa ti piace del tuo lavoro?
«La Turchia è un grande paese per fare informazione, c’è molto materiale. La giornata comincia calma e va avanti silenziosamente, ma in serata sono molte le cose che possono essere successe anche solo in un’ora. Contatti inaspettati tra i politici, dibattiti costituzionali, e molte volte attacchi terroristici ti rendono stanco e nervoso in poco tempo.
Da questo punto di vista i servizi giornalistici mi danno soddisfazione… amo l’azione per fare informazione. Sento l’importanza di influire sull’opinione pubblica . Mi piace organizzare e dare diversi punti di vista ai reporters.
Lavorando da circa 20 anni in questo settore ho molta voglia di essere più felice, con buone notizie in Turchia. Perché è davvero cupo fare giornalismo in questi giorni».

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