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Giornalisti in pericolo? Un nuovo rifugio a Lipsia

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mediencampus_poetenwegAnche nei paesi europei, teoricamente patria della stampa libera, i giornalisti si trovano spesso ad affrontare improvvisamente seri pericoli: si va dalle minacce all’arresto, dalle macchine fotografiche fracassate e i computer sequestrati fino ad arrivare, nei peggiori dei casi, all’omicidio. A volte la libertà di stampa è limitata con mezzi più sottili: la pressione economica o la legislazione inadeguata, le cause legali infinite contro i giornalisti, la sorveglianza delle redazioni, la negazione dei visti.

Per far fronte a tutto ciò e dare nuovi strumenti ai giornalisti in pericolo il Centro Europeo per la Libertà di Stampa e dei Media (ECPMF) ha lanciato in questi giorni il suo programma per giornalisti-in-residence. Come? Fornendo un rifugio, una borsa di studio, l’assicurazione sanitaria e un posto di lavoro per giornalisti che siano stati minacciati nel loro paese d’origine o che debbano lavorare in condizioni di forte pressione.

Lutz Muekke, project manager dell'ECPMF
Lutz Muekke, project manager dell’ECPMF

«La lista dei giornalisti europei che erano o sono in pericolo e che combattono contro il potere è lunga e in costante crescita: Anna Politkovskaja, Roberto Saviano, Hans-Martin Tillack, Oleg Kashin, Dušan Miljuš, Khadija Ismajilowa – spiega Lutz Muekke, project manager dell’ECPMF –. A volte la scelta migliore è quella di lasciare il proprio paese per un po’ e togliersi dalla linea di tiro, questa è l’unica possibilità di continuare a lavorare senza finire in prigione. Il nostro programma è in grado di alleviare i giornalisti minacciati dal loro stato di ansia permanente e di attirare l’attenzione del pubblico sui loro casi».

A Lipsia i giornalisti possono rimanere da sei a dodici mesi, a seconda del caso. I costi di viaggio e del visto sono coperti dall’ECPMF, così come l’assistenza sanitaria privata, l’alloggio e una borsa di studio mensile di 1000 euro.

I giornalisti che intendono partecipare al programma devono lavorare come giornalista investigativo da almeno cinque anni; devono dimostrare di essere sotto pressione a causa delle proprie inchieste. Devono essere disposti a contribuire al lavoro dell’ECPMF a Lipsia durante la permanenza e devono essere in grado di tornare al proprio paese d’origine dopo la fine del programma, infine non dovrebbero essere membri di un movimento politico e dovrebbero parlare inglese in modo da poter presentare il proprio caso in pubblico.

Le domande sono valutate da commissioni internazionali composte da giornalisti, ricercatori, sindacalisti e avvocati e da enti quali la Federazione europea dei giornalisti, SCOOP, Axel Springer SE e il Media Legal Defence Centre.

Per realizzare questo programma il Centro Europeo per la libertà di Stampa e dei Media ha consultato organizzazioni esperte come il City of Refugee Network (ICORN) e la Fondazione di Amburgo per le persone vittime di persecuzioni politiche. Entrambe le organizzazioni non governative avevano già lavorato per decenni in progetti di residenza e di aiuto ai rifugiati.

Peter Ripken, ICORN
Peter Ripken, ICORN

«Questi programmi non sono facili da eseguire e le sfide sono molto diverse, soprattutto a livello personale – ha dichiarato Peter Ripken, presidente del consiglio di ICORN, rete che ha più di 50 città aderenti in tutta Europa –. Bisogna prendersi cura di persone che sono spesso traumatizzate e che affrontano un futuro incerto. Inoltre la maggior parte di loro non conoscono la lingua del paese ospitante. Quindi serve moltissima organizzazione, bisogna risolvere attività quotidiane e aspetti formali. Siamo felici di tutte le nuove iniziative e di poterci coordinare, perché una rete forte è un ulteriore vantaggio per le persone in pericolo».

Ulteriori informazioni sul sito.

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