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Giornalismo e disabilità: una sfida al conformismo

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Si è congedato così dai suoi lettori: “Sono diventato cieco. O, per essere più precisi, semicieco o ‘ipovedente’ per usare il linguaggio da collitorti dei medici. In sostanza non posso più leggere e quindi nemmeno scrivere. Per uno scrittore una fine, se si vuole, oltre che emblematica, a suo modo romantica, ma che mi sarei volentieri risparmiato”. L’uscita di scena affidata a un post sul suo profilo Facebook. Lo ha scelto Massimo Fini, un passato di copywriter e pubblicitario, da 45 anni giornalista. È stato cronista ed editorialista per quasi 100 testate e tra le sue collaborazioni più recenti figurano Il Fatto Quotidiano e Il Gazzettino.
Non si dà per vinto a causa di questa difficoltà e precisa: “Se ho perso l’uso della vista non ho perso quello della parola e, spero, nemmeno il ben dell’intelletto”. Ma sente di non poter più fare il giornalista.

Fini-IL-CONFORMISTA-Marsilio-2008Alla sua decisione sono seguiti messaggi di solidarietà, di comprensione, di incitamento, ma anche qualche provocazione. È quella che è arrivata da Maurizio Molinari, giornalista, non vedente dalla nascita. Ha la metà dei suoi anni, ma non si lascia intimidire e consegna le sue parole di sprone per il collega Massimo Fini all’agenzia Redattore Sociale: “Per un giornalista non vedente come me, sapere che uno come lei fa passare il messaggio che perché sta diventando cieco deve smettere di scrivere è assolutamente deleterio perché dà, a chi non conosce quello che un non vedente può fare, una percezione sbagliata dei falsi limiti che questa disabilità comporta… In pratica lei, col suo ragionamento, legittima tutti quelli che, in questi anni, si sono rifiutati di darmi una possibilità di lavorare fermandosi solo al fatto che io fossi non vedente. Ma le assicuro che ce ne sono altrettanti che quella possibilità me l’hanno data e non se ne sono pentiti”.
Molinari infatti collabora con BBC, la rivista online Equal Times, radio europee, tra cui l’agenzia radiofonica Area e la radio italiana in Germania Radio Colonia. È corrispondente freelance da Bruxelles per Redattore Sociale e Superabile Magazine. Ha scritto per la sezione Mondo Solidale di Repubblica.it.

Grazie al progresso tecnologico, infatti, l’autonomia di vita di una persona con una disabilità come la sua è molto aumentata rispetto al passato. “I non vedenti possono utilizzare i computer, gli smartphone, persino i dispositivi dotati di touchscreen”, continua Molinari, “possono fruire di una quantità di libri fino a solo dieci anni fa impossibile da immaginare, possono leggere i giornali, comprare online qualsiasi tipo di pubblicazione nel momento stesso in cui la compra un vedente, attingere informazioni da internet”.
Una persona con disabilità, insomma, non diventa inabile a tutto, nè soprattutto improvvisamente incompetente nella sua professione: questo il messaggio di Molinari. O si tratta piuttosto di una sfida?
Non capisco proprio perché, con la perdita della vista, dovrebbe smettere di scrivere o di fare il giornalista. Semmai dovrebbe dare l’esempio per far vedere che si può essere un bravo giornalista pur essendo o essendo diventato non vedente”.
E così si offre di seguirlo personalmente in un corso accelerato per imparare a usare un computer con uno screenreader e a navigare in rete senza l’uso della vista e di segnalargli una persona che gli insegni a muoversi con un bastone bianco.

Lungi dal voler minimizzare il turbamento che starà vivendo Massimo Fini, costretto a ridefinire i confini del suo mondo – e non in giovane età –, si possono interpretare le parole di Maurizio Molinari come l’occasione per riflettere sulla relazione tra cecità e lucidità di pensiero, sulla supremazia della vista nella società dell’immagine e sulla necessità di scardinare pregiudizi culturali che circondano il mondo delle disabilità.
E accennando all’anticonformismo, non si può prescindere da un riferimento a una penna libera e ribelle come quella di Massimo Fini, alla sua battaglia onesta contro il politicamente corretto, alla sua ricerca di percorsi devianti da quelli consueti.

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