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Giornalismo e cooperazione in dialogo

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devreporter1Una “narrazione concreta”: questo il requisito indispensabile di un buon prodotto giornalistico, secondo Mario Ghirardi, giornalista e direttore del Corriere di Chieri fino al 2014.
Ed è quella che egli stesso riconosce ai due reportage di DevReporter, “Guinendadi” e “I guardiani della terra”, recentemente presentati alla bibliomediateca “Mario Gromo” del Museo del Cinema di Torino.

Uno sguardo originale rivolto verso un continente sul quale sono stati troppo spesso proiettati stereotipi di matrice coloniale e di cui si tende a parlare suggerendo una semplicistica omogeneizzazione. L’Africa è, al contrario, una realtà multiforme dal punto di vista culturale, economico e sociale, eppure la complessità di 54 nazioni e oltre 1 miliardo di abitanti sui media è molte volte banalmente appiattita e descritta solo nei termini di guerre, carestie, fame, migrazione.

L’auspicio del network DevReporter, ribadito nel corso dell’evento di presentazione, è una più intensa collaborazione tra il mondo della cooperazione internazionale e quello del giornalismo, che faticano a trovare forme per dialogare, come ha evidenziato Ghirardi: “Da un lato il cooperante pecca nel credere che gli organismi di informazione possano essere utilizzati come semplici e acritiche casse di risonanza di iniziative che meriterebbero comunque una pubblicità gratuita solo grazie ai loro fini umanitari, dall’altro il giornalista stenta a collaborare se non trova immediati spunti notiziabili, che invece la maggior parte delle volte vengono alla luce solo dopo più approfonditi confronti“.
Un buon reportage deve avvalersi di testimonianze dirette raccolte sul campo: la narrazione attraverso storie concrete, infatti, avvicina il pubblico a problematiche di più ampio respiro, lungi dagli ideologismi e con aderenza all’attualità.

Il reportage multimediale “Guinendadi – Storie di rivoluzione e sviluppo in Guinea Bissau”, realizzato con pochi mezzi e vincitore del premio DevReporter Grant, assegnato con i fondi del bando legato al progetto internazionale di DevReporter, raccoglie 15 storie di personalità diverse e di gruppi per raccontare un Paese e un popolo che tra impegno civile e rispetto della tradizione non vogliono arrendersi alla criminalità. Autori i giornalisti Serena Carta, Fabio Lepore, Carolina Lucchesini e Sara Perro, in collaborazione con l’ong Engim.

Presentato nella stessa occasione anche “Burkina Faso: i guardiani della terra” di Marco Bello, giornalista della rivista Missioni Consolata, e Jean-Victor Ouedraogo di IJACOD Burkina. Senza voler dimenticare i recentissimi attacchi jihadisti all’albergo Splendid di Ouagadougou o la delicata situazione politica del Paese saheliano, il Burkina che emerge in questo documentario è quello dell’integrazione e della convivenza pacifica tra la comunità musulmana e quella meno numerosa cristiana.

Due esempi, dunque, di come sia possibile fare del buon giornalismo raccontando realtà meno note ma non per questo meno notiziabili.

 

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