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Esodi e conflitti, il fotoreportage che fa riflettere

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© Gian Maria Tosatti Histoire et destin – New Man’s Land, 2016

Alessandro Bulgini, Fabio Bucciarelli, Diego Ibarra Sánchez e Gian Maria Tosatti: questi i quattro autori che la mostra Esodi e conflitti, il diritto alla speranza fa dialogare in un percorso che unisce linguaggi diversi: l’arte e il fotoreportage. Inaugurata a Torino il 30 marzo nell’ambito della Biennale della democrazia e visitabile fino al 20 maggio, la mostra è curata da Patrizia Bottallo ed è organizzata dall’Associazione Martin per riflettere sui risvolti e sulle implicazioni legate ai conflitti degli ultimi decenni, “emergenze ormai tristemente normalizzate del nostro secolo”.
Emergenze sono i paesi devastati dalla guerra, le carovane di profughi stanchi, gli Stati impreparati ad accoglierli, i viaggi della speranza per mare e per terra. Sono le ineguaglianze, la perdita di prospettiva sociale, le ingiustizie aberranti.

E mentre i media registrano quotidianamente la cronaca della sofferenza, gli artisti e i fotoreporter si soffermano a raccontare con linguaggio più profondo e sguardo più partecipe uno scenario difficile da mettere a fuoco, in cui a volte il desiderio è proprio quello di voltarsi altrove e non fermare lo sguardo. Con prospettive differenti, questi quattro artisti puntano allora il loro obiettivo su dettagli e particolari che fanno emergere situazioni su cui soffermarsi a riflettere.

© Alessandro Bulgini 000-2016 OPERA VIVA JUNGLE DI CALAIS”

E contemporaneamente riflettono sul proprio ruolo sociale e politico: Alessandro Bulgini e Gian Maria Tosatti “scendono” nella giungla di Calais, dove migliaia di migranti aspettano di raggiungere l’Inghilterra. Fabio Bucciarelli e Diego Ibarra Sánchez si spingono ai limiti della narrazione visiva “sporcando” e sfocando l’immagine per creare un “cortocircuito tra realtà e immaginazione”.
Un’aula scolastica che compare dalla voragine aperta da un’esplosione, un bambino che dorme, un aquilone nella “giungla di Calais”. «Che fine hanno fatto le persone ritratte in queste foto – riflette Gustavo Zagrebelsky, presidente di Biennale Democrazia – il popolo delle stazioni ferroviarie, dei giardini pubblici, delle camminte sui binari senza meta sicura, degli stop ai piedi di muri di mattoni o filo spinato? Gli abitanti delle città di macerie?»
La riflessione continua.

 

 

 

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