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Erdocrazia: un Paese sempre più a destra, una stampa meno libera

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Devlet Bahceli, 70 anni, leader del Movimento Nazionalista turco

Il presidente della Repubblica, Recep Tayyip Erdogan, giurerà in parlamento lunedì prossimo, a due settimane dalla vittoria dell’election day, dove è stato riconfermato capo dello Stato. Questa volta con “super poteri”, con il 52,6% dei consensi. Subito dopo, il leader islamico dovrà rendere noti i componenti del governo. E qui si inizierà già a intuire che connotati assumerà quella che lui chiama «la nuova Turchia».

Nel nuovo esecutivo, infatti, ci saranno sicuramente componenti del Partito nazionalista Mhp che, alle ultime consultazioni, hanno ottenuto un sorprendente 11% dei consensi e che, grazie alla loro performance, hanno permesso al partito di Erdogan, l’Akp, di conquistare la maggioranza in Parlamento. La formazione è quindi il vero ago della bilancia dell’assemblea, quando tutti la davano ormai fuori dai giochi politici turchi. Per questo, il suo appoggio sarà ancora meno scontato e più costoso per il presidente della Repubblica. Devlet Bahceli, segretario del Mhp e noto per le sue posizioni nazionaliste e anti-curde, potrebbe richiedere ministeri chiave: per primo quello dell’Interno, e difficilmente Erdogan glielo potrà negare.

Per quanto, adesso, la Turchia sia una repubblica presidenziale, la maggioranza in parlamento gli serve per legiferare più rapidamente. In casa opposizione, c’è aria di regolamento di conti. Muharrem Ince, il candidato repubblicano, che ha avuto un’ottima affermazione come avversario di Erdogan, sembra sempre più intenzionato a conquistare la leadership di riferimento, ossia il Chp, che alle ultime elezioni è stato autore di una prova molto deludente; la gestione di Kemal Kilicdaroglu sembra, da tempo, fare acqua da tutte le parti.

Si tratta, comunque, di un Parlamento che rispecchia un Paese molto spostato a destra, che potrà essere di matrice islamica, nazionalista o conservatrice. Di certo, una Turchia ripiegata su sé stessa, dove l’unica voce realmente in contrasto, per il momento, rimane quella dei curdi. La precisazione è d’obbligo perché la minoranza è riuscita a entrare in Parlamento senza fare alleanze con nessuno, quindi condurrà una politica ampiamente autonoma che, in caso di evidente vantaggio, potrebbe portarli ad appoggiare anche alcune leggi proposte della maggioranza. Questo, almeno, secondo alcuni analisti.

Intanto la Turchia, soprattutto una parte, si prepara a fare i conti con altri cinque anni di cura Erdogan. Domenica scorsa, il Gay Pride a Istanbul è stato represso e disperso dalla polizia per il quarto anno consecutivo. La manifestazione, promossa dalla comunità Lgbt, non era stata autorizzata dalla prefettura per motivi di sicurezza. Una ragione osteggiata dagli organizzatori, secondo i quali la precauzione non è dettata da tutela dell’ordine pubblico, ma da questioni ideologiche e dal progetto di dare vita a una società sempre più conservatrice.

Brutte notizie anche per la stampa. A pochi giorni dalla vittoria alle elezioni, la polizia ha fatto irruzione notturna nella sede di Sendika.org, un sito giornalistico indipendente, già in passato finito nel mirino delle autorità. La perquisizione è avvenuta quando gli uffici erano chiusi, è stato impedito anche l’ingresso del legale rappresentante della testata. Non si conoscono ragioni e obiettivi dell’operazione.

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