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Il repulisti di Erdogan non risparmia Amnesty International

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In una Turchia sempre presa dalla sua esposizione internazionale e dalla volontà del presidente della Repubblica, Recep Tayyip Erdogan, di creare una zona di influenza in Siria in chiave anti curda, non si ferma la repressione di attivisti dei diritti umani. Dopo l’arresto dell’estate scorsa, infatti, il tribunale di Istanbul ha deciso di incriminare ufficialmente Idil Eser, Direttore di Amnesty International Turchia e altre 10 persone per appartenenza a organizzazione terroristica. Adesso rischiano fino a 15 anni di carcere.

Il gruppo era stato arrestato lo scorso luglio durante un workshop che si teneva sull’isola di Buyukada, al largo di Istanbul. In otto furono prelevati dalle forze dell’ordine e portati in questure diverse. Fra questi, oltre a Idil Eser, c’era anche il tedesco Peter Steudtner e lo svedese Ali Gharavi. Altri due erano stati lasciati in libertà, ma comunque sotto inchiesta. In particolare, sono accusati di avere legami con organizzazioni filo curde o con il network di Fethullah Gulen, ex imam in autoesilio negli Usa, per lungo tempo alleato del presidente Erdogan e ora considerato il nemico numero uno del Paese. Secondo la magistratura, ci sarebbe un testimone segreto in grado di confermare la tesi dell’accusa.

Amnesty International ha sempre considerate le accuse a carico di Eser “assurde”. In giugno era finito in manette anche il direttore di Amnesty Turchia, l’avvocato Taner Kilic, reo di aver scaricato un’applicazione che, secondo l’accusa, servirebbe agli uomini di Gulen per comunicare. Salil Shetty, Segretario Generale di Amnesty International ha definito le decisioni di Ankara “un grottesco abuso di potere”.
Dopo il fallito golpe del luglio 2016, sono circa 51mila le persone arrestate per legami con organizzazioni terroristiche. A queste vanno aggiunte altre 134mila sotto inchiesta e che hanno perso il loro posto di lavoro, fra cui centinaia di magistrati, militari, insegnanti, docenti universitari e giornalisti. Un repulisti senza precedenti.
L’arresto di Steudter e altri cittadini tedeschi ha provocato non pochi problemi alle relazioni fra Ankara e Berlino, che ha definito la decisione di trattenere l’attivista “assolutamente incomprensibile”. “Faremo di tutto perché i cittadini tedeschi vengano riportati a casa”, aveva detto allora il ministro degli Esteri tedesco Sigmar Gabriel in una dichiarazione. Ma la Turchia continua a fare quello che vuole.

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