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Elezioni in Turchia: prove di censura, ma YouTube libera l’informazione

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La Turchia torna sotto osservazione in occasione delle elezioni amministrative comunali del 31 marzo. Come spesso accade, il Paese assiste a una campagna elettorale molto aggressiva; in aggiunta, in questo periodo è stato registrato un alto livello di censura e di disinformazione, cui si accompagnano nuovi tentativi di fare informazione libera, soprattutto sul web.

57 milioni di aventi diritto al voto, circa 5 milioni di nuovi elettori rispetto alle amministrative del 2014, votazioni in 81 città e in più di 50.000 tra distretti, quartieri e villaggi. Questi sono i numeri delle prossime elezioni turche. Tenendo in considerazione la tradizionale affluenza, che supera l’ottanta percento, si tratta di un evento politico ed economico decisamente importante.
In questa verifica elettorale, che determinerà gli amministratori locali per i prossimi quattro anni in Turchia, ci troviamo di fronte a due coalizioni principali. La partecipazione elettorale sotto forma di coalizione è una novità politica e legislativa nel Paese; questa è la prima volta in cui la si pratica in un giro elettorale amministrativo.
Da una parte c’è la Coalizione della Repubblica, composta dal partito al governo (AKP) e il suo “nuovo” alleato, ossia il Partito del Movimento Nazionalista. Dall’altra, la Coalizione del Popolo, composta principalmente dal partito fondatore della Repubblica (CHP) e il “nuovo” partito centrista Iyi Parti. A questa seconda coalizione danno, indirettamente, il loro appoggio due altri partiti; uno conservatore, il Partito del Benessere, e quno di sinistra, il Partito Democratico dei Popoli.
Mentre il fronte nazional-fondamentalista, in ogni città, ha deciso di candidare solo un nome, la coalizione dell’opposizione ha adottato una soluzione leggermente diversa: i principali partiti della Coalizione del Popolo, in una buona parte del Paese, sono riusciti a mettersi d’accordo sul nome dei candidati comuni, mentre nel resto della penisola si sono stretti accordi non ufficiali. Soprattutto nel sud est della Turchia, zone in cui prevalgono i candidati dell’HDP, i rappresentanti dell’opposizione non hanno presentato candidati importanti. A sua volta, l’HDP ha deciso di non presentare nessun candidato ad Ankara, Istanbul e Izmir.

Anche nel mondo dei media c’è una novità, in questa tornata elettorale. La voce delle opposizioni e quella dei cittadini semplici, difatti, sono sempre meno presenti sui canali televisivi nazionali. La maggior parte dei quotidiani nazionali lavorano come organo di stampa della coalizione del governo: non passa giorno senza che siano diffuse notizie false sul conto delle opposizioni, al fine di diffamarle. In questo calderone i cosiddetti nuovi media assumono un ruolo molto importante per trasmettere, nel bene e nel male, la voce del popolo. Si tratta di alcuni canali YouTube che danno voce alle persone, intervistandole per strada. La crisi economica, i pareri sui sindaci uscenti, le posizioni nei confronti delle dichiarazioni del governo e infine la loro scelta elettorale. Si parla di tutto: c’è chi risponde in modo timido, c’è chi non apre bocca perché ha paura di essere arrestato. E c’è chi non vede l’ora di sfogarsi.
I nomi di questi canali sono Halkin Ekrani, Yol Tv, Gazete 365 Tv, Ilave Tv, Istanbul Times Ozel Tv, Halbuki Tv e Otekiler. Alcuni di questi contano più di 150.000 iscritti e alcuni video pubblicati hanno raggiunto i tre milioni di visualizzazioni. La durata media di ogni lavoro è di circa dieci minuti. Questi canali sono gestiti, per la maggior parte, da giovani youtuber. Nel caso di Halkin Ekrani, si tratta di una studentessa universitaria. Queste nuove piattaforme permettono di trasmettere, senza veli, la voce dei cittadini sparsi in tutto il Paese.

Özge Doğan lavora per Yol Tv. Un canale televisivo nazionale che è stato espulso dalla rete del satellite Turksat con un decreto legge adottato durante lo stato d’emergenza, nel mese di dicembre del 2016. Dopo un anno e sei mesi di interruzione, il canale ha iniziato a ritrasmettere in Turchia attraverso il satellite tedesco Astra. La frequenza, importante per i cittadini di fede alevita e molto seguita da quelli che hanno una visione politica di sinistra, da alcuni mesi si è spostato anche su YouTube«Il nostro intento era quello di dare voce, attraverso un medium accessibile a tutti, a quelle persone che non la pensano come noi ma che hanno molto da dire». Così Ozge descrive il successo della video-intervista che ha realizzato in una delle fortezze del partito al governo a Istanbul, nel municipio di Bagcilar. Questo video ha ottenuto più di due milioni di visualizzazioni in meno di due mesi. «Grazie a questo lavoro siamo riusciti a dimostrare che anche l’elettore dell’AKP ha da dire contro questo governo, soprattutto grazie alla crisi economica. Ovviamente, ci sono quelli che non vogliono parlare, perché hanno paura delle conseguenze. Ma posso dire che, fino a questa tornata elettorale, non avevo mai percepito così alta la volontà di esprimere le critiche, soprattutto nelle roccaforti del governo».

 

In merito ai complottismi e alle false notizie che costruiscono le basi dei media mainstream in Turchia, Ozge parla della sua esperienza con queste parole: «Le persone che guardano i nostri video, prima di tutto, ci chiedono se abbiamo manipolato gli intervistati, oppure se abbiamo fatto un lavoro di montaggio in modo che comparissero commenti critici contro la coalizione del governo». Secondo una ricercata realizzata nel 2018 dall’Istituto Reuters di Ricerche sul Giornalismo dell’Università di Oxford, la Turchia è in cima a una lista di 37 Paesi analizzati, in termini di quantità delle notizie false.

Ilave Tv è un altro canale YouTube e ha più di 120.000 iscritti. Alcuni video prodotti da questa redazione hanno ottenuto circa due milioni di visualizzazioni. Tra quelli più apprezzati, le discussioni di strada tra sostenitori delle due principali coalizioni e quelli che parlano dei “privilegi” di cui godrebbero i rifugiati siriani in Turchia. Tra i circa 9.000 commenti rilasciati da coloro che hanno visto il video, si leggono parecchie dichiarazioni xenofobe. Secondo una ricerca realizzata dalla professoressa universitaria Melek Göregenli nel 2019, in Turchia è in notevole crescita l’intolleranza nei confronti dei cittadini siriani.

Halk Ekrani, invece, è un progetto esclusivamente online, portato avanti dalla studentessa universitaria Gonca Ukşul. Insieme a un operatore video, Ukşul gira tutta la Turchia per sentire il parere elettorale dei cittadini e per dare voce ai loro pensieri, sulla disoccupazione che aumenta e sulla crisi economica che rende il Paese sempre più povero. Halk Ekrani vanta circa 150.000 iscritti e parecchi video che superano il milione e mezzo di visualizzazioni.

Oltre a questi canali YouTube, da segnalare Istanbul Times Tv Ozel, con più di 80.000 iscritti e vari video che superano il milione di visualizzazioni, Halbuki Tv con circa 9.000 iscritti e Gazete 365 tv con più di 15.000 iscritti e alcuni video che hanno raggiunto i tre milioni e mezzo di visualizzazioni.

Nella Turchia di oggi, YouTube sta diventando la nuova agorà in cui i cittadini creano uno spazio per discutere pacificamente ed esprimersi liberamente. Questo fenomeno nasce da un’esigenza di informazione, siccome le opposizioni hanno scarsa visibilità sui mezzi di informazione tradizionali. Ad esempio, nel mese di febbraio del 2019, la TRT, l’emittente televisiva principale del Paese di proprietà statale, ha dedicato più di cinquanta ore di trasmissione alla coalizione di governo e solo sei all’opposizione. Secondo una ricerca realizzata dal partito dell’opposizione, CHP, nel mese di marzo e sempre sulle frequenze del TRT, lo spazio dedicato a un altro partito dell’opposizione, HDP, era di circa un’ora e mezza. Ma si trattava esclusivamente di notizie negative.

Tuttora i sondaggi parlano di una tornata elettorale poco prevedibile. Chiunque sarà il vincitore, di sicuro la novità assoluta delle elezioni amministrative di questa primavera è la nascita e crescita di un nuovo mezzo di informazione. Una bella notizia, ma che dimostra come, ancora una volta, la libertà di espressione sia fortemente limitata nella maggior parte dei media in Turchia.

 

 

 

 

 

 

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