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Egitto: i media sotto pressione

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«D’ora in poi i giornalisti non prenderanno più l’iniziativa di pubblicare qualsiasi notizia in fretta o imprecisa, che non rientri nei parametri della nuova legge».  (Safwat al-Allam, docente all’Università del Cairo)

Un articolo controverso di una legge egiziana appena approvata prevede un’ammenda molto pesante per i giornalisti e i media, compresi quelli stranieri, che riporteranno informazioni che contraddicono i comunicati e i bilanci ufficiali in caso di attentati o di attacchi terroristici. La nuova legislazione mette in serio pericolo la libertà di espressione e di stampa in Egitto.

libstampaIl presidente egiziano Abdel Al-Sissi, accusato da parecchi esponenti e attivisti della difesa dei diritti dell’uomo di dirigere un regime molto repressivo, ha rinforzato l’arsenale antiterrorista con una legge speciale pensata, secondo i suoi detrattori, per mettere la museruola all’opposizione e ai media. Questo nuovo insieme di misure, decretato dal capo di Stato in assenza dell’elezione di un nuovo Parlamento, è stato varato a causa del moltiplicarsi degli attacchi diretti verso l’esercito e la polizia, commessi essenzialmente dal gruppo jihadista Provence du Sinai, la branca egiziana dell’organizzazione Stato Islamico.

La nuova legge non si discosta di molto, rispetto alla legislazione attualmente in vigore, riguardo alle condanne pesanti e ai poteri eccezionali concessi alla polizia e all’esercito già previsti dalle norme antiterrorismo che  Al-Sissi aveva inasprito attraverso delle leggi penali, instaurando tribunali militari per i civili o reprimendo ogni manifestazione non autorizzata.
L’articolo controverso della nuova legge prevede, però, un’ammenda molto pesante per i giornalisti e i loro media, compresi quelli stranieri, che riporteranno informazioni che, in caso di attentati o di attacchi, contraddicono i comunicati e i bilanci ufficiali. Il progetto di legge iniziale, reso più morbido dopo un principio di protesta pubblica da parte di molti giornalisti, prevedeva persino la prigione. La legge, pubblicata dalla Gazzetta Ufficiale, prevede un’ammenda che può andare dai 200.000 alle 500.000 sterline egiziane (tra i 23.000 e i 58.000 euro) per chi diffonda o pubblichi informazioni “false”, cioè non filtrate dall’autorità, su attentati o attacchi. Un dispositivo che mira anche ai social network, dove le voci dissidenti sono molto attive.

Si tratta di una maniera, secondo gli oppositori, di intimidire i media internazionali, molto presenti al Cairo, e di mettere in modo definitivo la museruola a una stampa egiziana che in modo quasi unanime canta le lodi di Sissi e della sua “guerra contro il terrorismo”. Amnesty International già dal mese di luglio aveva qualificato il progetto di legge “un attacco flagrante contro i diritti alla libertà di espressione e di associazione”, “uno strumento in più per annientare ogni forma di opposizione”. La nuova legge prevede peraltro la pena di morte per le persone colpevoli di aver creato, diretto o finanziato un’organizzazione “terrorista”, e la prigione per quelle giudicate colpevoli di promuovere il “terrorismo”.

egittoIn Egitto, la “guerra contro il terrorismo” è diretta essenzialmente contro i Fratelli musulmani, che condannano regolarmente gli attentati. I Fratelli musulmani avevano vinto le elezioni dopo la caduta del regime di Hosni Moubarak, dovuta a una rivolta popolare alla fine del 2011 sulla scia della Primavera araba.

In rappresaglia a questa politica, qualificata da Amnesty International e da altre Ong come più repressiva di quella di Moubarak, gruppi jiadisti – tra cui Province du Sinai – hanno moltiplicato gli attentati contro poliziotti e soldati, uccidendone a centinaia in due anni. La branca dello Stato Islamico ha poi cambiato strategia, incominciando a prendere di mira gli interessi occidentali: ha rivendicato l’attentato dell’11 luglio dell’autobomba contro il consolato italiano al Cairo che ha ucciso un passante e la decapitazione di un giovane croato che lavorava per una compagnia francese, rapito 22 km a sud della capitale. All’indomani dell’assassinio del 29 giugno del procuratore generale Hicham Barakat in un attentato spettacolare al Cairo, Sissi aveva promesso una legislazione più dura per lottare contro il terrorismo. L’attentato era stato seguito da una serie di attacchi di El (Stato Islamico) contro i militari nella penisola del Sinai: l’armata, peraltro, si era molto risentita perché i media occidentali avevano contraddetto il suo bilancio delle vittime, parlando di 21 soldati uccisi.

[Fonte: La presse, articolo di AFP Agence France Presse di martedì 18 agosto 2015, tradotto da Rosita Ferrato]

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