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Egitto: dopo il plebiscito, riparte la censura

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Adel Sabry

La rielezione del presidente egiziano Abdel Fattah al-Sisi ha segnato una nuova e durissima repressione della stampa locale. Nonostante una scarsa partecipazione alle elezioni presidenziali dello scorso marzo, con un’affluenza ferma al 41% dopo tre giorni di voto, al-Sisi è stato confermato per il suo secondo mandato con il 97% dei voti. L’altro candidato, Moussa Moustafa Moussa, del partito al-Ghad, non ha superato il 2%. Il politico aveva riferito di partecipare al voto pur non avendo l’intenzione di sfidare al-Sisi.

Subito dopo l’annuncio dei risultati, la polizia egiziana ha perquisito gli uffici del quotidiano Masr al-Arabia e arrestato il caporedattore del sito, Adel Sabry. Sabry è accusato di «guidare un giornale senza i dovuti permessi», si legge in una nota, ripresa anche da Reuters. Il giornale dovrà anche pagare una multa di 2.800 dollari per aver pubblicato un articolo del New York Times in cui si faceva riferimento a episodi di corruzione e di voto di scambio durante le elezioni in Egitto. Masr al-Arabia fa parte dei giornali che hanno visto bloccato il loro sito internet nel maggio 2017, insieme ad altri 500 media locali, considerati critici verso il regime. Il Comitato per la protezione dei giornalisti (CPJ), al tempo della decisione di oscurare il sito, dichiarò che si trattava di uno dei punti «più bassi» nei già negativi parametri del rispetto della libertà di stampa in Egitto.

Sabry passerà 15 giorni in detenzione preliminare con l’accusa di affiliazione a un’organizzazione terroristica, pubblicazione di notizie false, uso di video e articoli contrari alla Costituzione, incitamento alle proteste. L’avvocato di Sabry ha negato le accuse e presentato un documento che certifica i permessi ottenuti dal sito. «Il disdegno di al-Sisi per i diritti basilari dei suoi cittadini ha segnato la sua rielezione», ha accusato Sarah Leah Whitson, direttore per il Medio Oriente e il Nord Africa di Human Rights Watch.

Ma gli episodi di repressione della stampa non si sono fermati qui. Le autorità egiziane hanno arrestato negli ultimi giorni tre giornalisti. Il fotogiornalista Adel Eissa, il blogger Mohamed Ibrahim e il fotografo Ahmed Abdel Gawad, che lavora per il giornale pro-governativo al-Shorouk. Non sono state ancora formulate le accuse ufficiali che coinvolgono i tre. I familiari degli arrestati hanno però confermato che gli arresti sono legati al lavoro sui candidati di opposizione in riferimento alle recenti elezioni presidenziali, svolto dai tre reporter. Il direttore di CPJ, Sherif Mansour, denunciando gli arresti sommari dei tre giornalisti, ha aggiunto che «la censura dei giornalisti dimostra la fragilità delle autorità egiziane». «Il presidente egiziano ha permesso un clima di intimidazione in cui i giornalisti non sanno se vanno incontro ad arresti o altre forme di violenza», ha aggiunto Mansour.

Alla vigilia del voto anche i corrispondenti esteri, inclusa la giornalista della Bbc Orla Guerin, sono stati accusati dalle autorità egiziane di diffondere notizie false in merito alla repressione in corso nel paese. Vari sono stati gli episodi di giovani egiziani allontananti dalle trasmissioni televisive e di siti stranieri bloccati. Le censure del regime hanno impedito un dibattito coerente e libero alla vigilia del voto.

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