Home»Professione giornalista»Diritti e dignità nel contratto dei giornalisti? Sì, in Tunisia…

Diritti e dignità nel contratto dei giornalisti? Sì, in Tunisia…

2
Shares
Pinterest Google+

Giorni di cambiamenti, questi, e in meglio, per i giornalisti tunisini: è stato firmato un accordo collettivo tra il presidente del sindacato nazionale dei giornalisti SNJT Néji Bghouri e il ministro degli Affari sociali Mohamed Trabelsi. Il primo risultato della nuova convenzione è stato quello di far sospendere lo sciopero generale previsto per il 14 gennaio.

La Tunisia sta vivendo una grave crisi economica e sociale, caratterizzata da un alto tasso di disoccupazione (15%) e un’inflazione superiore all’8%. In questo contesto l’accordo appena firmato va nella direzione di dare maggior dignità e sicurezza contrattuale ai giornalisti tunisini, in un momento in cui servono risposte chiare da parte delle istituzioni. La morte, pochi giorni fa, del giovane Abdezarraq Zorgui (cameraman e fotografo che si è dato fuoco per denunciare le condizioni di vita degli abitanti della sua regione) ha scosso tutta l’opinione pubblica. E anche la IFJ, la Federazione internazionale dei giornalisti, che organizza proprio in Tunisia il suo prossimo congresso mondiale (a Tunisi dal 11 al 14 giugno 2019), invita il governo tunisino a proteggere la stampa e i giornalisti con tutti i mezzi possibili, ma anche i loro rappresentanti sindacali, “pilastri incrollabili della democrazia tunisina”. E chiede, inoltre, di cessare ogni forma di repressione della polizia durante le manifestazioni.

La convenzione arriva quindi al momento giusto, ed è considerata rivoluzionaria per una professione da lungo tempo marginalizzata e che versa in condizioni di lavoro precarie. È composta da 36 articoli che garantiscono i diritti dei giornalisti su aspetti come i contratti, il salario minimo, le promozioni, le ferie, l’orario di lavoro. Organizza il rapporto di lavoro tra i giornalisti e le aziende. Si applica alla stampa, alle società di media elettronici, alle agenzie di stampa e alle case editrici, pubbliche, private o associative su tutto il territorio nazionale.

Viene regolamentato il salario minimo (non inferiore a 1400 dinari al mese, circa 415 euro), le indennità integrative, gli straordinari, i festivi, l’orario di lavoro e i riposi, le ferie, la maternità (14 settimane), i congedi straordinari. Il costo della vita, in Tunisia, è peraltro decisamente inferiore a quello italiano.

Ma chi è il giornalista professionista in Tunisia? La convenzione spiega anche questo. È una persona fisica per la quale il giornalismo sia la principale fonte di reddito e che offra i suoi servizi a una o più società, può anche essere un freelance. Il suo lavoro consiste nella preparazione dei contenuti, nella scrittura, la corrispondenza, oltre al lavoro dei fotografi e dei cameraman.
In caso di cambiamenti sostanziali nella linea editoriale, il giornalista può rescindere il contratto con la società senza preavviso, beneficiando di un’indennità non inferiore a quella per il licenziamento ingiustificato.
Il giornalista è tenuto a rispettare l’etica della professione, e non può essere sottoposto a interrogatorio disciplinare, in qualsiasi forma, per le sue convinzioni o l’esercizio della sua libertà di pensiero e di espressione, in conformità con la legge e i principi dello stato democratico e civile. Se il giornalista commette atti che possono essere considerati una condotta grave, non può essere messo in discussione dall’azienda senza informare il sindacato, per essere consultato sulle misure da adottare al riguardo.
Il giornalista professionista fa il suo lavoro esclusivamente per l’azienda che lo impiega. Non può esercitare alcuna altra attività giornalistica in modo permanente, temporaneo e persino volontario, senza previa autorizzazione del suo datore di lavoro.
«Lo scopo di questa convenzione – ha spiegato il presidente della SNJT, Néji Bghouri – è quello di creare un panorama mediatico indipendente e forte che preservi i diritti dei giornalisti e istituisca una stampa di qualità che rispetti l’etica della professione».
«La convenzione mira a creare un clima politico e professionale appropriato per il giornalista per svolgere la sua missione», ha aggiunto il ministro degli affari sociali, Mohamed Trabelsi.

L’accordo è stato anche firmato dal presidente della federazione dei direttori di giornale, Taïeb Zahar, e dai direttori della camera sindacale delle catene di televisioni private, Lassâad Khedr, delle radio private, Kamel Rabbana, della televisione tunisina (ETT), Mohamed Lassâad Daheche, della radio tunisina Abderrazaj Tabib, dell’Agence Tunis-Afrique-Presse (TAP), Rachid Khechana, e dell’alta autorità indipendente della comunicazione audiovisiva (HAICA), Nouri Lajmi.

Previous post

Vita da freelance: la flat tax per i giornalisti

Next post

"Demonising the media": l'Europa e la libertà di stampa