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“Demonising the media”: l’Europa e la libertà di stampa

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Ci sono voluti quattro anni di indagini ma, finalmente, l’Index of censorship (organizzazione nata a Londra nel 1972 per tutelare la libertà di parola) ha pubblicato un lavoro curato dalla sua branca denominata Mapping Media Freedom.  Il rapporto, che è disponibile online in versione Pdf in lingua inglese, dà conto di 445 aggressioni fisiche a danno dei giornalisti nel periodo 2014-2018. A denunciare il numero più alto di episodi è proprio l’Italia, con 83. Seguono Spagna (38), Francia (36), Germania (25).

Le loro effigie bruciate. Insultati. Minacciati. Screditati dai leader politici della loro nazione. Assaliti. Citati in giudizio. Case lesionate con raffiche di armi automatiche. Minacce di stupro. Assassinii. Questo è il mondo affrontato dai giornalisti in tutta Europa, negli ultimi quattro anni. Mapping Media Freedom ha documentato incidenti contro la libertà dei media in tutta Europa – oltre 3.000 sono stati intervistati per questo rapporto – da maggio 2014. Le informazioni raccolte mostrano giornalisti e media presi di mira in una schiera caleidoscopica di leader politici, imprese e pubblico in generale – ma alcune tendenze chiave sono emerse dalle relazioni registrate e verificate dalla nostra stessa piattaforma. Questo documento delinea alcuni di questi casi, ed è da intendersi come una panoramica per i media in Europa e le loro libertà, pensato per aiutare i legislatori e coloro che desiderano aiutare un giornalismo indipendente e plurale a prosperare.

Il rapporto si concentra anche sulla minaccia costituita dal diffondersi dei social network, che sono una risorsa per l’informazione ma anche un’arma utilizzabile contro i giornalisti.

I social media hanno fornito ai giornalisti un’ampia strada per condividere le loro informazioni e interagire con i lettori. Questo ha aiutato i professionisti dei media nei rapporti e permesso, talora, lo sviluppo di un costruttivo dibattito intorno agli eventi attuali. I social media possono aiutare migliorare la qualità delle informazioni disponibili. Tuttavia, l’altro lato della medaglia è la crescente ostilità verso i giornalisti, manifestata proprio online. Questo si manifesta in molte forme, da tweet di molestie sessuali alle minacce di morte fatte tramite Facebook. Questo è un problema diffuso e pernicioso, che i giornalisti di tutto il continente affrontano su base quotidiana, ed è fomentato da osservazioni riportate sul web direttamente da alcuni politici degli Stati membri dell’Unione. Le donne sono più frequentemente l’obiettivo di tali attacchi.

Spesso sfugge che le minacce, anche in Europa, possono anche tradursi in morte. Nel rapporto, le vittime accertate tra i giornalisti sono state 35 nei 19 Paesi coinvolti, elenco di cui fanno parte sia gli Stati membri dell’Ue,  sia Paesi candidati all’entrata nell’Unione (Albania, Macedonia, Montenegro, Serbia, Turchia) sia, infine, Paesi potenzialmente candidati (la Bosnia Herzegovina e il Kosovo). Tra i casi più conosciuti, quello del giornalista investigativo Ján Kuciak e della sua compagna, che sono stati uccisi in casa loro nel febbraio del 2018. Kuciak stava indagando sul rapporto tra le organizzazioni criminali italiane e i funzionari locali. A Malta, giornalista investigativa Daphne Caruana Galizia è stata uccisa in un attentato nell’ottobre 2017. Era già stata oggetto di intimidazioni e minacce per via delle sue inchieste giornalistiche sull’evasione fiscale internazionale che utilizza il suo Paese come sponda per riciclare il denaro. In Danimarca la freelance svedese Kim Wall è stata uccisa durante un viaggio in un sottomarino, nell’agosto 2017. In Olanda il giornalista Martin Kok è stato ucciso con un colpo di pistola nel dicembre 2016. Kok era il fondatore di un blog sulla malavita criminale ed era stato già preso di mira con un’autobomba, nel luglio 2016. La Francia ha pagato, ovviamente, il tributo più alto con la strage di Charlie Hebdo del gennaio 2015 (raccontata dalla corrispondente di Repubblica Anais Ginori nel suo L’edicolante di Charlie).

Il lavoro di ricognizione è una luce accesa su un problema troppo spesso snobbato dal pubblico: il giornalismo va protetto, anche dai discorsi carichi di odio sul web. Perché contribuiscono a creare un clima di delegittimazione generale, di discredito e di odio fondato su basi in larga parte false, che talora si trasforma in fatti di sangue.

 

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