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Daphne Project, per continuare le inchieste oltre la violenza

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Raccogliere la sfida, battere la violenza omicida. C’è questo, dietro l’idea di 18 testate giornalistiche di tutto il mondo (la Repubblica è l’unica italiana) di unirsi in un consorzio per non lasciar cadere l’opera professionale della cronista Daphne Caruana Galizia, uccisa il 16 ottobre dello scorso anno a Malta. Il progetto prende il nome di Daphne Project e, in realtà, è già partito: cinque mesi di lavoro collettivo hanno prodotto la prima inchiesta, che sarà pubblicata integralmente da tutti i giornali che hanno partecipato all’iniziativa.

La Caruana Galizia è stata uccisa con una carica esplosiva nascosta sul suo automezzo e tutto fa pensare, anche se il processo deve essere ancora celebrato, che Daphne sia morta per essersi permessa di raccontare la politica, gli intrecci con la finanza, il ruolo del suo Paese come capitale del riciclaggio di denaro nella Unione Europea. Per la sua brutale esecuzione sono stati tratti in arresto tre uomini, i fratelli Alfred e George De Giorgio e Vincent Muscat, su cui gravano seri indizi di colpevolezza. 

Ecco i giornali che partecipano al progetto: New York Times, The Guardian e Reuters, Aüddeutsche Zeitung, Die Zeit, NDR (Norddeutscher Rundfunk), WDR (Westdeutscher Rundfunk), Forbidden Stories, France 2, Le Monde, Premières Lignes Télévision, Radio France, IRPI (Investigative Reporting Project Italy), Direkt 36, OCCRP (Organized Crime and Corruption Reporting Project), Tages-Anzeiger, The Times of Malta. 

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