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Daniela Finocchi e i 10 anni di Lingua Madre

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Daniela Finocchi
Daniela Finocchi

Torinese, giornalista e saggista, ha scritto libri, testi teatrali e realizzato programmi radio-televisivi.
È ideatrice del “Concorso letterario nazionale Lingua Madre”, nato nel 2005, destinato prevalentemente alle donne straniere residenti in Italia.

Una prima curiosità su giornalismo e scrittura. Qualche tempo fa Daniela Finocchi scrive un libro. Sui fiori…
Sì, è vero… Quando sono nati i miei bambini, ho un po’ rinunciato a lavori lontani e avventurosi. Per diversi anni ero stata al seguito di spedizioni scientifiche, lavorando anche sui reportage: in Yucatan, America centrale, Stati Uniti, nella zona delle riserve indiane, in Egitto dove ho scritto un reportage sul deserto, e così via. Del resto, diventare giornalista era la realizzazione di un sogno maturato fin da piccola e concretizzatosi grazie alla laurea in Scienze politiche che dava accesso al corso di perfezionamento di Milano, e poi tanta attività da free-lance anche in redazione fino al titolo di professionista. Con i figli piccoli, ho iniziato una lunga collaborazione con La Stampa per la rubrica dei viaggi, e con riviste specializzate senza spostarmi troppo dal territorio. Ed è proprio in questo periodo che con l’editore Sonda è nata l’idea del libro sui fiori che cambiano la vita; una narrazione che parte anche da esperienze personali di famiglia, e traccia un percorso con piccoli accorgimenti per rendere più piacevole l’esistenza attraverso i fiori: le ricette, i profumi, la contemplazione dei giardini più belli in giro per l’Italia e nel mondo, e via così.
Anche come giornalista, il mio interesse è sempre stato rivolto alla natura come testimoniano le mie collaborazioni con Airone, National Geographic, Rai2, ecc… oltre ai temi riguardanti il femminismo e il pensiero femminile e le attività alla Casa delle Donne o come co-fondatrice del coordinamento contro la violenza, del Telefono Rosa di Torino, del centro studi documentazione e pensiero femminile… temi che hanno preso il sopravvento con l’idea del Concorso lingua madre.

Una straordinaria esperienza che in questi giorni ha compiuto 10 anni. Come è nata?
Nel 2005, per il settimanale Grazia, seguivo il Salone del Libro, e quell’anno, Nicoletta Polla Mattiot, direttrice del settimanale, mi aveva chiesto di pensare, assieme all’ufficio stampa del Canavese, ad un concorso da destinare alle lettrici. Quell’anno al Salone del Libro nasceva il programma “Lingua Madre”, e una delle idee era stata un concorso destinata alle donne straniere. La rivista ha poi scelto di seguire il tema di quell’anno, che era il Sogno. A me quell’idea piacque molto, anche perché 10 anni fa, iniziative rivolte in generale agli stranieri, e in particolare proprio alle donne, non ce ne erano; quindi l’ho proposta direttamente al Salone del Libro, poi alla Regione, e da lì siamo partiti.

E quanta strada è stata fatta…
Sì, già dalla prima edizione abbiamo avuto una grande adesione, e grazie a questo primo successo siamo andati avanti; poi mano a mano, è diventato qualcosa di più e di diverso da un semplice concorso letterario (tra l’altro, da qualche anno, grazie alla collaborazione con la Fondazione Sandretto Rebaudengo. si può partecipare sia con un racconto che inviando una fotografia). Inoltre si è creata intorno al progetto una serie di attività: laboratori, convegni, incontri nelle scuole, nelle carceri, con le lettrici, spettacoli teatrali tratti dai racconti, programmi speciali, insomma tante iniziative. Ogni anno organizziamo più di 300 incontri in tutta Italia, oltre alle normali attività del concorso, che comunque prosegue. Da tutto ciò si sviluppa un’antologia con la selezione dei racconti, e si organizza una mostra fotografica a cura della Fondazione Sandretto Rebaudengo.

Daniela Finocchi e Rosita Ferrato
Daniela Finocchi e Rosita Ferrato

Chi sono le donne che concorrono?
Sono sempre di più le ragazze giovani che partecipano, perché nel frattempo emergono le seconde, le terze generazioni. Ma il concorso non impone limiti di età e se l’italiano non si padroneggia non importa, perché il bando non solo consente, ma incoraggia la collaborazione tra donne straniere e italiane. In questo momento, partecipano molte donne di nazionalità asiatica, cinesi per esempio, che appartengono a comunità tra le più chiuse, più difficili, in cui si vive uno scollamento tra generazioni, dove i figli sono ormai italiani, mentre i genitori spesso lavorano solamente, e non parlano neanche la nostra lingua. Proprio perché lo scopo è quello di creare le relazioni, momenti di incontro, tanti sono i racconti scritti a coppie, in gruppo (può essere un’intera classe di italiano per stranieri come delle amiche).
E anche se lo scopo del concorso non è quello di scoprire la scrittrice emergente dell’anno, poi però succede che quasi tutte coloro che oggi sono considerate autrici di riferimento del panorama italiano della cosiddetta letteratura della migrazione, sono passate dal concorso letterario Lingua Madre.

Quali i temi predominanti?
C’è un elemento costante, comune a donne di qualsiasi nazione e cultura o religione: un modo molto simile di affrontare la vita e gli eventi, fatto di concretezza e di attenzione e cura per le relazioni con gli altri. Perché non sono travolte dal pensiero di ritornare nel loro paese d’origine, ma vivono nel qui e ora, non per qualcosa che ci sarà in futuro: l’Italia è il luogo che ha dato loro la possibilità di vivere, l’opportunità di crescere i figli, di farli studiare… E’ qui che bisogna stare ed essere felici: la vita è dove ci sono le possibilità, le opportunità, dove ci sono la casa, gli affetti. Questi elementi di speranza, di fiducia e di amore emergono sempre nei rapporti, nella vita delle donne, anche quando le storie sono molto tragiche e sofferte.

E le donne italiane cosa raccontano?
Le italiane che partecipano al concorso devono scrivere qualche cosa che abbia a che fare con la relazione con le straniere. E’ facile anche che le italiane pensino alle proprie esperienze di emigrazione, o vissute o raccontate dalla famiglia, perché anche l’Italia è da sempre paese di migranti.

Giornalista e scrittrice, madrina di Lingua Madre: la scrittura ha un grande ruolo per le donne?
Ah beh, è fondamentale! Si arriva alla scrittura con la creazione di se stessi. A partire dal passato, le donne sono sempre state costrette al silenzio, chiuse nelle loro stanze di Penelope – dove poi hanno tessuto i loro telai. Si sono appropriate di questo silenzio e ne hanno fatto realtà, costruite attraverso lo scrivere, e ancora oggi fa parte della creazione della propria persona, operazione fondamentale e complessa se sei donna e anche migrante.

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