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Da Redattore sociale: Questione di immagine

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19-sicurezza-e1434350845608Cosa c’è dietro le foto e i video sui temi sociali?
Venerdì 16 ottobre, a Roma, in un seminario con 200 giornalisti e la presenza della presidente della Camera Laura Boldrini, verrà presentato Questione di immagine, il nuovo progetto di Redattore sociale, Parsec e Zona, che indaga meccanismi e insidie della rappresentazione di immigrazione, rom, genere, Aids e droghe.
“Questione d’immagine” nasce come piattaforma aperta di discussione e il suo approccio è di confronto e dialogo con gli operatori della comunicazione, senza alcun intento censorio.

Parole e immagini sono ormai un flusso continuo e indissolubile. Nelle produzioni giornalistiche le parole tendono sempre più a essere descrittive, colloquiali, montate come un filmato. I testi inseguono le immagini, che spesso sembrano prendere il sopravvento, come nel caso planetario della foto del piccolo siriano Aylan morto il 2 settembre 2015 sulla spiaggia di Bodrum, in Turchia: uno scatto che ha aperto discussioni etiche, filosofiche, giornalistiche e sociali infinite.

Gli autori del progetto “Questione d’Immagine”, con il sostegno di Open society Foundation, si sono interrogati attorno a tutti questi aspetti per quasi due anni. L’obiettivo era avviare una riflessione all’interno del mondo dei media italiani e presso l’opinione pubblica sulla rappresentazione del sociale nel giornalismo, indagando in particolare i meccanismi e le insidie nell’uso delle immagini su tali temi e i relativi rischi di discriminazione di alcune minoranze.

Come era già avvenuto, con le parole, per il progetto precedente “Parlare civile”, il metodo usato è stato quello della ricerca sul campo, attraverso l’analisi delle fotografie e dei servizi video dei principali media nazionali, scegliendo inizialmente cinque temi sovra o sotto-rappresentati: immigrazione, rom, genere, aids, droghe.

Il team di ricerca ha individuato una serie di casi simbolo esemplificativi del modo in cui i media trattano ognuno di questi temi. I casi sono stati collegati, a loro volta, a parole chiave (ad esempio, per le migrazioni: sbarchi, clandestini, sfruttamento, ecc…) e analizzati attraverso la copertura giornalistica su carta stampata, tv e online, mediante il ricorso a emeroteche e alle teche Rai (quotidiani di diverso orientamento, settimanali e i telegiornali delle tre reti della Rai).
Partendo dal “prodotto finito” (il reportage, la pagina di giornale, il servizio di un Tg) “Questione d’immagine” cerca di risalire ai motivi che portano a scegliere determinate immagini invece di altre, ad associarle ad alcune parole e ad altri fatti e immagini, anche d’archivio o di stock.

Per decostruire stereotipi, cliché e consuetudini giornalistiche, ogni “pezzo” giornalistico è stato indagato mediante una griglia di domande, come ad esempio: Cosa è stato mostrato e come?
 Quali icone sono emerse e come si sono avvicendate nel tempo? 
Come è stata gestita la “messa in pagina”? 
A quali “categorie umane” prodotte dal discorso pubblico le fotografie e i video si sono prestati a dare un volto?
Sono stati considerati anche gli aspetti drammatizzanti, come la ripetizione di sequenze forti, l’insistenza su alcuni dettagli, le immagini eccessivamente mosse, le musiche, le inquadrature, la prospettiva, il punto di vista, la ripetizione acritica delle stesse (o dello stesso tipo di) immagini fino a farle diventare “di routine”. Quindi è stata elaborata un’analisi suddivisa in capitoli e paragrafi.

Nel caso dei servizi del telegiornale, si è scelto di concentrarsi su quelli della Rai per questioni di accesso all’archivio e per il suo ruolo di servizio pubblico. Per i video, oltre alle immagini utilizzate viene tenuta in considerazione anche l’associazione con il testo del servizio, il posto nella scaletta o nei titoli di testa. Nel caso delle fotografie, la coerenza con i titoli e le didascalie è uno degli elementi centrali. Altri aspetti analizzati sono i possibili criteri di scelta, la tempistica, l’uso solo “illustrativo” o nel merito della notizia. Una parte è stata dedicata alle nuove fonti di produzione delle immagini, definite “non convenzionali”. Professionali o citizen? A raccontare un fatto è il diretto protagonista o un testimone che deve essere il più possibile neutrale?

Per informazioni sul seminario: www.redattoresociale.it

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