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Copeam, obiettivo puntato sul Mediterraneo

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Alessandra Paradisi
Alessandra Paradisi

«È importante far lavorare insieme gente di paesi diversi. Si torna arricchiti, si vedono le cose in modo diverso». Così Alessandra Paradisi, vice direttore delle relazioni internazionali RAI e presidente del Comitato strategico della Copeam (Conferenza permanente degli Operatori Audiovisivi del Mediterraneo) ci spiega il senso profondo del suo lavoro. La incontriamo in Spagna, al meeting dei giornalisti ambientali del Mediterraneo, ci parla di sé, della sua esperienza a Ramallah, a Gaza. Ma parla anche di un modo più umano e “personalizzato” di fare informazione, un modo che metta al centro l’individuo invece dei dati e delle statistiche: «In vent’anni abbiamo incontrato decine di produttori, di tecnici. E poi torni a casa e descrivi l’altro in modo diverso. Vedi che dall’altra parte non ci sono nemici, ma persone che vogliono farsi una famiglia e vivere come tutti. Se parli di emigrazione partendo dalla gente reale allora ecco che ti riconosci nelle persone e non più nel problema».

Che cos’è Copeam? Ci racconta la sua storia?
«Copeam è un’associazione internazionale e inter-professionale indipendente, costituita al Cairo nel 1996. Ne fanno parte tutte le tv pubbliche del Mediterraneo, tranne il Portogallo e Israele. Nasce su iniziativa italiana per consolidare le relazioni euromediterranee e il dialogo nord-sud. In pratica è la conferenza delle televisioni pubbliche del Mediterraneo, per l’Italia è coinvolta la Rai e, al momento della sua fondazione, ha avuto il sostegno istituzionale del Ministero degli Esteri. Quando è stata istituita la situazione del Mediterraneo era esplosiva, ricordo che De Michelis disse: “Verranno a nuoto”».

Come lavora, cosa vuole ottenere?
«Le sue attività si sviluppano su tre filoni: sviluppo, sicurezza, diritti umani (e cooperazione culturale). Abbiamo più di 20 anni di esperienza nella cooperazione nel settore audiovisivo, e di più di 100 membri provenienti da tutta l’area euro-mediterranea, tra i quali 39 emittenti della regione. La “formula Copeam” è radicata sulla promozione e lo scambio di know-how e competenze. Un’azione importante è nei confronti delle istituzioni europee, per rivendicare politiche di sostegno al settore audiovisivo. Collaboriamo in modo permanente con associazioni “sorelle” nelle aree europee ed arabe (EBU, European broadcasting union e Asbu, Arab states broadcasting union). Poi abbiamo progetti multilaterali innovativi nel campo della formazione, in grado di mobilitare e coinvolgere i giovani professionisti provenienti da tutta la zona euro-mediterranea. Seguiamo il coordinamento delle co-produzioni internazionali (radio e TV) e iniziative che promuovano il “prodotto mediterraneo”. Organizziamo forum e incontri su temi di attualità riguardanti il settore dei media».

Qual è il punto forte della Copeam?
«Ciò che è molto importante è che si tratta di una struttura multilaterale e non bilaterale. Copeam si propone come laboratorio di un nuovo modo di fare cooperazione. Mettendo insieme il settore audiovisivo con società private e università, si crea un mix di conoscenze che dà una visione più esaustiva. Il nostro ruolo è anche quello di veicolare notizie di carattere sociale. Prendiamo ad esempio EBU e la sua rete satellitare per scambiare hot news. Ecco, Copem collabora con EBU e grazie a questa collaborazione può disporre di 20 minuti al giorno per scambiare news su eventi sociali e ambientali. Venti minuti al giorno tutti i giorni sono tantissimi, in pratica c’è sempre la possibilità di sfruttare questo canale di distribuzione».

E come funzionano le coproduzioni?
«Per le coproduzioni, usiamo la formula del “paniere”. Ora lanciamo ad esempio il tema delle migrazioni con le tv della lega araba e invitiamo tutte le televisioni interessate a questo soggetto a partecipare. Il progetto si chiama Inter-Rives, ed è giunto alla quinta edizione. È una coproduzione euro-araba, che facciamo con ASBU. Copeam organizza i workshop e poi vi sono due producer, uno del nord e uno del sud del Mediterrano che coordinano la serie. Ogni regista sceglie l’argomento di un episodio e lo realizza. E lo mette nel “paniere”, in cambio di questo episodio può prendere tutta la serie. Ognuno lavora nella sua lingua e offre lo script in inglese o francese e ogni televisione si fa carico delle traduzioni. È un modo per superare pregiudizi e cliché».

E ora Copeam si prepara alla 23 conferenza annuale, che si terrà ad Ajaccio, in Corsica dal 7 al 9 aprile, sul tema “Quale futuro per i giovani del Mediterraneo il contributo dei media”.

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