Home»Professione giornalista»Comunicare il mondo rom

Comunicare il mondo rom

0
Shares
Pinterest Google+

Sono la minoranza più numerosa sul territorio europeo, eppure spesso si tende a considerarli invisibili.
I rom in Italia sono circa 200 mila, ma dai risultati di una ricerca IPSO del 2008 solo il 6% degli italiani lo sa, il 24% sa che la metà dei rom è italiana, il 16% che non sono prevalentemente nomadi e il 37% che non sono un popolo omogeneo per cultura, lingua, provenienza. Appena un italiano su mille possiede tutte e quattro le informazioni.
La storia dei rom è da sempre legata a doppio filo allo sradicamento e all’espulsione: da secoli percepiti come una minaccia, hanno subito dure persecuzioni, culminate durante la seconda guerra mondiale nel porrajmos, come viene definito in lingua romanes lo sterminio delle comunità rom per mano dei nazifascisti.
La comunità internazionale si è impegnata seriamente affinché una violazione tale dei diritti umani non si ripetesse. Ma la discriminazione è tutt’altro che sradicata, intrecciata alla diffusione di pregiudizi e stereotipi negativi, spesso avvallati e strumentalizzati dai mezzi di comunicazione.
Intrappolati in una spirale di povertà, i rom vivono marginalizzati, privi di opportunità sociali e in condizioni molto più precarie di quelle della media degli europei, in particolare per quanto riguarda l’abitazione, la salute, l’istruzione e l’accesso al lavoro.

Il fallimento delle politiche di inclusione rivolte ai rom è in parte legato alla crisi economica e alla scarsa volontà politica di metterle efficacemente in atto, ma soprattutto all’assenza di una concreta lotta all’antiziganismo.
È impegnato in questo senso l’Osservatorio 21 luglio, che attraverso il monitoraggio di giornali, blog e siti web, segnala dichiarazioni incitanti all’odio razziale e alla discriminazione. Tra le molte iniziative promosse, è interessante segnalare il Rapporto Antiziganesimo 2.0, presentato recentemente a Roma: un tentativo di decostruire il discorso antizigano attraverso una panoramica dei luoghi comuni, dei cliché e dei preconcetti di cui è intriso il mondo dell’informazione e quello della politica.
Da quanto è emerso nell’indagine, non passa giorno, infatti, senza che i media o gli esponenti politici non diffondano stereotipi o pregiudizi contro la popolazione rom.
I dati sono stati raccolti in otto mesi e mezzo di monitoraggio – dal 1 settembre 2012 al 15 maggio 2013 – di circa 140 tra testate e siti web: il 56% delle fonti esaminate riporta informazioni scorrette, per un totale di 482 casi, di cui 234 diffusi a mezzo stampa; il 44% incita all’odio e alla discriminazione razziale, per un totale di 370 casi, il 75% dei quali riconducibili a un esponente politico.
Indici che denotano una conoscenza superficiale del mondo rom da parte di una buona fetta del giornalismo italiano, se non un consapevole intento denigratorio o un uso strumentale per fini diversi rispetto a quello dell’informazione.
Il rapporto evidenzia anche la concentrazione geografica delle segnalazioni: la maggior parte riguarda il Lazio (solo nella capitale si registra un terzo delle segnalazioni totali), la Lombardia e a macchia di leopardo la Toscana.

Sui mezzi di comunicazione si continua a chiamarli zingari, termine che ha assunto una connotazione dispregiativa ed è rifiutato dal popolo rom. Si usa il termine nomadi per descrivere persone che nomadi non sono, visto che rom e sinti che vivono in Italia sono quasi tutti stanziali. Al nord-est si preferisce giostrai, evocando l’atmosfera un po’ bohémienne di spettacoli itineranti, di viandanti e di artisti ribelli.
Nell’immaginario comune, infatti, la figura dello zingaro è accostata all’ammirazione romantica per il rifiuto delle regole imposte dalla società e per la resistenza al potere, ma al tempo stesso, insieme a un’inspiegata attrazione, suscita paura, inquietudine, rifiuto.
Sospeso tra terrore e poesia, è un’immagine più che un uomo vero“, scriveva più di vent’anni fa il prof. Agostino Giovagnoli, che proseguiva: “Ai rom si associa indistintamente degrado, incuria, malvivenza, pericolosità sociale, incapacità genitoriale, inadeguatezza sociale, rifiuto consapevole delle regole e una ‘genetica’ attitudine alla delinquenza e alla non-integrazione“.
Sembra che non sia passato molto tempo da allora. Da dove cominciare, allora, come giornalisti, per correggere lo sguardo, per allontanarsi dalle considerazioni di facile presa sull’opinione pubblica, ma che nulla restituiscono della complessità del mondo rom, per epurare dal linguaggio tutto ciò che può alimentare la discriminazione e le disuguaglianze e muoversi invece verso la promozione di politiche inclusive?
Una maggiore adesione ai principi contenuti nella Carta di Roma potrebbe essere un buon punto di partenza.

Elisabetta Gatto

 

 

Previous post

Diffamazione e codice penale

Next post

Giornalisti nell'erba