Home»Libertà di stampa»Come raccontiamo il mondo? Il caso dei media e l’immigrazione

Come raccontiamo il mondo? Il caso dei media e l’immigrazione

0
Shares
Pinterest Google+

Leggere a posteriori la narrativa giornalistica di un fatto è sempre affascinante ed è fonte di ottima riflessione sul nostro mestiere. La struttura della narrativa, a distanza di tempo, ci riporta alla dimensione di spettatori di noi stessi, che per mestiere siamo i narratori. Il tema dell’immigrazione è centrale nel dibattito pubblico e nel racconto giornalistico: lo è diventato dal momento in cui è risultato un segmento facilmente strumentalizzabile per ottenere consenso politico. Il voto del 4 marzo 2018, e la stessa campagna elettorale che lo ha preceduto, hanno confermato la centralità e peculiarità della questione, valida oggi come in futuro.

Per questo, studiare il segmento “immigrazione” nella nostra informazione è fondamentale. L’ultimo rapporto della Associazione Carta di Roma, che mette insieme le analisi dei ricercatori dell’Osservatorio di Pavia sulla produzione qualitativa e quantitativa dei principali quotidiani e telegiornali, è rivelatore sull’uso del racconto da parte dei nostri media. Il rapporto si intitola Notizie da Paura: mai titolo fu più azzeccato, dal momento che un numero sempre maggiore di italiani si immedesima nella percezione dei fatti, più che nella realtà dei fatti.
Nel nostro Paese, l’immigrazione è vista con ostilità e diffidenza. Come spiegano i dati riportati, quando evidenziano la crescita del senso della minaccia nei confronti di migranti e profughi: dal 33% del 2015 siamo passati al 43% del 2017. La percezione prende il posto della realtà: a ridosso della campagna elettorale, l’asticella che evidenzia i picchi quantitativi di notizie ansiogene con al centro i migranti, magicamente ha toccato vette altissime.
«In quest’anno pre-elettorale  – scriveva nel rapporto Giovanni Maria Bellu, presidente dell’Associazione –  le paure alimentate da un’idea della politica fondata sulla ricerca del consenso facile e immediato sono state assecondate. I servizi dal taglio allarmistico e ansiogeno sono nuovamente aumentati, si è ripreso a parlare dell’immigrazione soprattutto in relazione a specifici eventi di cronaca, in particolare nera e giudiziaria, e l’agenda politica ha inciso fortemente anche sul modo di connettere e combinare le notizie. Col risultato, per esempio, che la questione dello ius soli e l’inchiesta giudiziaria sulle attività della Ong – vicende totalmente slegate tra loro sul piano fattuale e logico – nella percezione di larga parte dell’opinione pubblica si sono mischiate in un nuovo cocktail di insicurezza e di paura».

Cinque anni di monitoraggio, un rapporto dopo l’altro: e su quest’ultimo del 2017 – secondo il professor Ilvo Diamanti –  la rassegna e la ricostruzione della presenza degli immigrati sui media propone qualche novità. Le immagini hanno preso il sopravvento sulle parole. «E le notizie sui giornali hanno perso visibilità, rispetto ai telegiornali. Gli immigrati stessi, hanno perduto identità: sono “gli altri”. In-definiti. Così, si assiste a ondate di notizie che corrispondono a eventi e soggetti specifici, episodi ad alto tasso di angoscia e drammaticità, fatti criminali e di violenza, su cui si concentrano i notiziari di prima serata».

Tra le novità di quest’anno, le questioni al centro dell’agenda migratoria che, questa volta, sono state posizionate sotto un aspetto problematico. Ne è d’esempio l’accusa alle Ong di essere colluse con i trafficanti di uomini, ma anche la gestione dei flussi migratori, dei centri di accoglienza, lo ius soli così come la questione dell’Islam. «La cifra espressiva – si legge nel rapporto – è quella dell’accusa “strillata”, che amplifica i rancori e oscura la pacatezza dei toni, unico antidoto alla diffusione di stereotipi e discriminazioni». Da gennaio a ottobre 2017, sono stati esaminati i contenuti di alcuni quotidiani (Il Corriere della sera, il Giornale, l’Avvenire, l’Unità, la Repubblica, La Stampa), i telegiornali del prime time delle sette reti generaliste (Rai, Mediaset, La7) ma anche i programmi di informazione e infotainment quando si sono occupati di questo tema.

Per quanto riguarda la carta stampata, le prime pagine dei 6 quotidiani presi in analisi hanno evidenziato un lieve calo delle notizie dedicate rispetto al 2016 (26% in meno), ma sono sempre 1.087 quelle che trattano dell’immigrazione in prima pagina: e, a fare notizia, è soprattutto la gestione dei flussi migratori, la cosiddetta accoglienza. Seguita dalla criminalità e dal tema della sicurezza, con un significativo aumento del tono allarmistico: quasi 20 punti in più rispetto al 2016.  C’è poi, al quarto posto, il discorso di società e cultura; quinto il terrorismo e sesti l’economia e il lavoro. I titoli sono ancora ampiamente caratterizzati da un linguaggio emergenziale. Le parole protagoniste sono, “migrante” e “profugo”. Mentre il ruolo centrale della politica, nella trattazione del fenomeno migratorio, è costante per tutto il 2017.

Dubbio, minaccia e sospetto entrano quindi in pieno nella narrazione, sconvolgendone i paradigmi. Questa è la sintesi di un’immagine scattata poco prima del voto, che si è dunque fermata all’ottobre 2017. Sarà interessante scattarne un’altra, di questi mesi appena passati, con la ribalta della scena politica conquistata proprio da coloro che più hanno gridato all’invasione e alla minaccia dell’immigrazione con i toni dell’allarme e dell’emergenza sociale.

Previous post

Max Mathiasin, la CNN e la sua lotta "social" per la civiltà

Next post

Mercato unico digitale: nuovi schiavi o nuova occupazione?