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Come il Diário de Notícias ha trovato la sua strada… digitale

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Catarina Carvalho, direttore esecutivo del Diário de Notícias

Catarina Carvalho dirige il Diário de Notícias, pubblicazione nata 154 anni fa con un concetto – per i tempi – innovativo: reggersi non solo sulle copie vendute ma anche sulle inserzioni pubblicitarie. Il quotidiano, in edicola per la prima volta nel dicembre del 1864, ha vissuto tempi gloriosi, superando le 120.000 copie giornaliere, dopodiché è iniziato un lento declino: le copie si sono via via assottigliate, fino ad arrivare ai minimi nel nuovo millennio quando la sua circolazione si aggirava sui 20.000 pezzi giornalieri. «Le idee alla base della fondazione di Diário de Notícias erano innovative, e hanno contribuito all’espansione del mercato delle news in Portogallo nel diciannovesimo secolo. Il prezzo – dieci réis – è rimasto lo stesso fin oltre il secolo successivo. Il motto del giornale era “per tutte le tasche, facile da leggere”. Per la prima volta in Portogallo, un giornale affidò la distribuzione a una rete di strilloni che urlavano i titoli per le strade di Lisbona, un’altra novità di rilievo che ha contribuito alla popolarità del giornale». Questo è quanto racconta la stessa Carvalho in un intervento pubblicato su Ejo-European Journalism Observatory, nel quale condensa la sua esperienza nel traghettare la storica testata dal passato al prossimo futuro dell’informazione. 

Come spesso succede, i giornali vivono un costante declino delle vendite cartacee e un aumento del pubblico online, che però non porta quasi nulla dal punto di vista finanziario. Il traffico web, ormai è assodato, non ripaga i costi e non crea margini; il mito dell’advertising online e del monetizzare i clic è definitivamente tramontato.  «Nel 2018 il consiglio d’amministrazione ha preso la decisione di passare all’online. Da quel momento in poi, Diário de Notícias avrebbe concentrato le proprie risorse nell’edizione digitale, continuando a pubblicare su carta solamente nel weekend». Il cambiamento ha mutato radicalmente le abitudini dei redattori, abituati a raccogliere le notizie, lavorarle e scriverle per la chiusura del giornale, a tarda sera. Improvvisamente hanno dovuto cambiare il modo di lavorare, scrivendo e pubblicando subito ciò che avevano a disposizione. Ciò ha portato anche a privilegiare un canale fino a quel momento utilizzato poco, quello delle notizie dell’ultima ora. 

Ma la rottura più evidente col passato è stata la possibilità di verificare in tempo reale se una notizia era piaciuta più di un’altra, cosa avesse attirato l’attenzione del pubblico. Una facoltà di conoscenza che il digitale ovviamente offre ma che, nel contempo, può portare a valutazioni errate e a pesanti distorsioni. Carvalho spiega il perché: «L’impiego di una dashboard per tenere sotto controllo lettori e i dati di lettura è stato reso disponibile a tutti, in redazione. Inizialmente per i giornalisti è stato uno shock. Ma ben presto volevano sapere di più: chi avesse letto i loro articoli, per quanto tempo, e se i loro pezzi avessero giocato un qualche ruolo nel convertire i lettori in iscritti […] Questo potrebbe essere un gioco molto coinvolgente ma anche pericoloso. Da un modello orientato alla produzione si passa, di fatto, a un modello molto orientato al lettore. Inoltre, il tutto nasce da una contraddizione da tempo nota ai giornalisti: “Mantenere un equilibrio tra ciò che il pubblico ha bisogno di sapere e ciò che vuole sapere”». 

Al di là dei cambiamenti di modello lavorativo, insomma, il passaggio dalla carta al digitale porta con sé anche il rischio di stravolgere la politica editoriale, inseguendo clic facili e pubblico di massa. Con le conseguenze che tutti conosciamo: gallery, video di animali, sentimentalismo d’accatto, argomenti futili. Per evitare il pericolo di farsi prendere dal vortice dello scadimento di qualità alla ricerca del pubblico, Carvalho ha spiegato di aver deciso di «prestare meno attenzione a cifre insignificanti e di guardare piuttosto a quelle più interessanti: tempo impiegato, quanti nuovi lettori sono diventati lettori fedeli, tasso di abbandono e tasso di conversione. Abbiamo discusso di numeri in un contesto editoriale e questo ha certamente contribuito a portarci verso il passo successivo della nostra evoluzione digitale».
Perché spesso si dimentica che l’aggiornamento tecnologico della professione del giornalista non dovrebbe far perdere di vista il senso stesso del mestiere, che è interpretare la realtà e raccontarla, non adagiarsi sui gusti “bassi” della gente e limitarsi ad accontentarla in cambio di attenzione (e di una forma, diretta o meno, di pagamento). Carvalho, quindi, ha preteso dai suoi giornalisti che non abbandonassero i capisaldi del mestiere: verifica delle fonti, attenzione al flusso di notizie false, astensione dalla ricerca sistematica di trending topics, cioè degli argomenti più dibattuti sui social network nel dato momento. Tra le scelte fatte per il suo Diário de Notícias, infatti, spicca quella di non inseguire a tutti i costi la velocità: non importa tanto essere i primi a pubblicare una notizia, quanto essere i più accurati e affidabili: prima verificare, poi pubblicare. «L’innovazione – ha detto ancora Carvalho nel suo intervento su Ejo –  dev’essere un processo che parte dal basso, ma non è sempre stato così nei mezzi d’informazione. Spesso gli outlet giornalistici non si sono adattati abbastanza velocemente, e certamente non sono stati all’avanguardia. Troppo spesso la digitalizzazione è avvenuta a sèguito di pressioni di mercato. E forse questo è stato anche un po’ il caso di Diário de Notícias. Spesso lavoriamo in un’area molto vecchia e tradizionale delle attività umane – raccontare storie. E a Diário de Notícias raccontare storie è ancora al centro del nostro fare».

Oggi, Diário de Notícias offre gratuitamente alcuni contenuti online, mentre gli articoli premium sono riservati agli abbonati, che ricevono il cartaceo nel weekend così come i supplementi. L’abbonamento annuale premium costa 60 euro. 

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