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Clare Hollingworth, una vita a caccia di scoop

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Se a 27 anni riesci a trasmettere al tuo giornale “lo scoop del secolo” non sei certo un tipo qualunque. E difatti non lo era Clare Hollingworth, morta il 10 gennaio scorso a Hong Kong a 105 anni, bisogna fare un salto nel tempo, al 27 agosto del 1939 quando il Daily Telegraph l’assume come corrispondente dalla Polonia grazie all’esperienza maturata l’anno prima a Varsavia, richiedendo visti britannici per migliaia di persone in fuga dalla Germania nazista.
Il 28 agosto riesce a farsi prestare un’auto con insegne diplomatiche e va in Germania, dove nota un ingente numero di truppe tedesche, carri armati e autoblindo: l’invasione tedesca della Polonia è davanti ai suoi occhi. È lo scoop del secolo. E il Daily Telegraph lo pubblica in prima pagina il giorno successivo. “Mille carri armati ammassati al confine con la Polonia. Dieci divisioni sono pronte per colpire”. L’articolo non è firmato, come succedeva spesso a quei tempi.
Tre giorni dopo, il 1° settembre, vede i carri armati attraversare il confine e telefona all’ambasciata britannica di Varsavia, ma per convincere i funzionari dell’ambasciata, poco propensi a crederea a una donna, deve sporgere la cornetta fuori dalla finestra, per far sentire il frastuono dei carri armati.

Per qualche settimana continua a viaggiare da sola, spesso dietro le linee nemiche, a caccia di storie, anche se la maggior parte non arrivarono ai suoi redattori a causa di problemi di comunicazione. «Non ero coraggiosa – spiegò poi – Non ero ingenua. Ero consapevole dei pericoli, ma pensavo che fosse una cosa buona da fare, essere testimone in prima persona e vedere. Di solito mi fermavo e dormivo in macchina, mi bastava un biscotto e un po’ di vino, e poi si proseguiva. Erano quel genere di giorni in cui basta avere una macchina da scrivere e uno spazzolino da denti».
Non era certamente l’unica donna accreditataa come reporter di guerra, ce n’erano più di 100, tra cui la celebre Martha Gellhorn, ma era sicuramente anomala. «Non le sono mai piaciute molto le altre corrispondenti donne – spiega il biografo e storico Tom Pocock, che per primo l’ha incontrata ad Algeri nel 1962 e in seguito ha lavorato a stretto contatto con lei ad Aden (nello Yemen) e in India – Clare ne sapeva molto di guerra, e pensava che le altre, sicuramente quelle delle quali mi parlava, fossero là solo per farsi un nome ed essere ammirate facendo qualcosa che poteva fare un uomo».
Continuò a lavorare in Turchia, Egitto, Grecia, Palestina, Iraq e Iran, paese nel quale fu la prima giornalista a intervistare lo Scià Mohammad Reza Pahlavi.
Seguirono altri paesi e altre guerre, come l’Algeria e il Vietnam, dove fu tra i primi a vedere la difficoltà per gli americani di uscire vincitori dal conflitto. Il materiale che inviava a Londra spiccò per lo spazio concesso, nelle sue interviste, anche ai civili vietnamiti.
Nel 1973 fu trasferita alla sezione del Telegraph che si occupava della Cina, un posto che era stato soppresso dopo l’istituzione della Repubblica Popolare cinese nel 1949. Nel 1981 si ritirò dall’attività e si trasferì a Hong Kong dove divenne assidua visitatrice del Foreign Correspondents’ Club, un ritrovo per giornalisti stranieri del quale fu poi eletta ambasciatore onorario.
Nel 1990 sperò di poter seguire da vicino la guerra del Golfo e, per prepararsi al meglio, dormì per cinque giorni sul pavimento di casa propria, ma alla fine non partì. Nello stesso anno pubblicò le sue memorie con il titolo Front Line. «La guerra è stata una parte della storia che volevo cogliere – diceva – Mi ricordo i bombardieri tedeschi che volavano sopra la fattoria in cui vivevamo». Il padre di Clare, pur non essendo mai stato un soldato le aveva trasmesso la passione per i campi di battaglia. «Sapeva raccontare l’evolversi della battaglia, gli errori che avevano determinato la sconfitta, e che la guerra era e è sempre stata un prolungamento della politica e il risultato finale del fallimento degli statisti nel mantenimento della pace» scrisse Hollingworth.
Si sposò due volte: nel 1936 con Vandeleur Robinson, organizzatore regionale nel Sud Est della League of Nations Union (LNU). Divorziarono formalmente nel 1951. Quello stesso anno si unì a Geoffrey Hoare, corrispondente del Times in Medio Oriente. Hoare morì nel 1965. La sua vita personale, insolita e stranamente ascetica personale, le affibbiò la reputazione di lavoratrice ferocemente difficile. «Ho sentito che era mio dovere – diceva semplicemente – Ho lavorato quasi tutto il tempo. Facevo i miei servizi durante il giorno e scrivevo libri nel fine settimana e di notte». Lavorava più degli altri corrispondenti? «Probabilmente… voglio dire, la maggior parte di loro aveva una fidanzata o qualcosa del genere. Ho avuto molto poco dalla vita privata, mettiamola in questo modo. Perché? Sinceramente perché ero più interessata al mio lavoro che alla vita privata».

«Era un esempio per tutti – dice Juliana Liu, corrispondente della BBC da Hong Kong – ma soprattutto era un’ispirazione per la crescente schiera di donne corrispondenti. Nella sua lunga e brillante carriera ha spianato la strada per tutte noi. Ha dimostrato che essere donna non era un ostacolo.
Clare era più grande della vita. Ma quello che ricorderò per sempre è la sua gioia di vivere. Alla sua festa per il 105°compleanno, nell’ottobre scorso noi tutti amici, familiari e colleghi abbiamo brindato a lei con lo champagne. E quando le hanno offerto il suo bicchiere lo ha gustato con enorme entusiasmo, così come ha vissuto la sua vita piena».

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