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Cinque voci per parlare di “cose nostre”

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Arnaldo Capezzuto
Arnaldo Capezzuto

“Non ho scelto di fare il giornalista, il giornalismo ti sceglie” così Arnaldo Capezzuto spiega il suo lavoro. Un lavoro che lo ha portato a raccontare la camorra di Napoli e il clan del boss Giuliano. È Capezzuto, blogger del Fatto Quotidiano e direttore del periodico on line ladomenicasettimanale.it, il protagonista della prima puntata di Cose nostre, ciclo di cinque documentari in onda su Rai 1 il sabato in sconda serata sulla vita e l’attività dei giornalisti impegnati in storie di mafie, malaffare, corruzione e poteri illegali. Automobili date alle fiamme, aggressioni, minacce, lettere intimidatorie, pallottole inviate per posta, incursioni dentro casa. Sono questi i modi con cui le mafie cercano di condizionare la stampa italiana. Eppure, nonostante le difficoltà, sono molti i cronisti che continuano a svelare gli affari delle mafie.

Michele Albanese
Michele Albanese

Dopo Arnaldo Capezzuto, le prossime puntate di Cose nostre raccontano la storia di Michele Albanese, giornalista del Quotidiano del Sud, collaboratore dell’agenzia Ansa e consigliere nazionale della FNSI, costretto a vivere sotto scorta per aver raccontato una delle zone a più alta densità mafiosa d’Italia: la Piana di Gioia Tauro, in provincia di Reggio Calabria (il potere delle cosche, l’omicidio di Cocò Campolongo, il ruolo della ’ndrangheta nelle attività del porto di Gioia Tauro).

Amalia De Simone
Amalia De Simone

La terza puntata è dedicata ad Amalia De Simone, giornalista del corriere.it e direttrice di Radio Siani, l’emittente anticamorra di Ercolano. Le sue inchieste l’hanno portata a occuparsi anche di terrorismo internazionale. I suoi reportage fanno luce sulla terra dei fuochi in Campania e sul clan dei Casalesi, sugli immigrati irregolari del litorale Domizio, tra i quali ha messo le sue basi la mafia nigeriana, collegata con la camorra e con organizzazioni terroristiche internazionali come l’Isis e Boko Haram.

Pino Maniaci
Pino Maniaci

Si va in poi Sicilia, nella quarta puntata di Cose nostre, per conoscere Telejato e il suo direttore, Pino Maniaci, un uomo contro la mafia siciliana, nel solco dei Siciliani di Pippo Fava e Radio Aut di Peppino Impastato. Maniaci, ha subito decine di intimidazioni, è stato minacciato e malmenato, gli hanno più volte incendiato l’automobile e il ripetitore della televisione, hanno impiccato i suoi cani. Nonostante tutto ha continuato a fare il suo lavoro con coraggio. Ed è un punto di riferimento per giornalisti di tutto il mondo che vogliono raccontare la Sicilia e le attività della mafia.

Giovanni Tizian
Giovanni Tizian

L’ultima puntata di Cose nostre presenta Giovanni Tizian, giornalista dell’Espresso e vincitore dei premi Biagio Agnes ed Enzo Biagi. Si comincia in Calabria, dalla ‘ndrangheta che provocò nella guerra tra clan oltre 700 morti nella sola provincia di Reggio Calabria. Ma soprattutto che incendiò l’azienda di famiglia di Tizian, che non voleva cedere al racket, e uccise suo padre Giuseppe, senza mai un colpevole. Si passa poi a in Emilia Romagna, a Modena, dove la famiglia si trasferisce e dove Tizian inizia a scrivere per la Gazzetta di Modena. Un lavoro che lo porta a scoprire che le mafie si sono radicate anche al nord nell’edilizia, nel commercio, il turismo, il nel gioco d’azzardo, per il quale ha ricevuto minacce di morte e intimidazioni.

Cose nostre è un programma di Emilia Brandi, Giovanna Ciorciolini, Tommaso Franchini, scritto con Danilo Chirico, Francesco Giulioli, Giovanna Serpico. La regia è di Andrea Doretti.

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