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C’era una volta in Marocco: reportage dei pionieri italiani

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Si può leggere una sfumatura di nostalgia, negli occhi dei pionieri italiani del secolo scorso in Marocco, guardando gli scatti che hanno realizzato, ora raccolti nella mostra “Le Maroc du XXe siècle: impressions et souvenirs des explorateurs italiens”, recentemente inaugurata nella Biblioteca Nazionale di Rabat.
Un Paese molto lontano dagli stereotipi che popolano il nostro immaginario anche se, per certi versi, cristallizzato in un passato al quale il forte legame con le tradizioni lo àncora.
Il punto di partenza è il libro del geografo Giotto Dainelli Dolfi Nel Marocco, impressioni e ricordi, reportage fotografico e raccolta di appunti del viaggio che fece tra il 1901 e il 1903. Una parte di quelle immagini sono in mostra e ne rappresentano il cuore, insieme ai dagherrotipi di Antonio Cavilla, fotografo di origine genovese che seguì una missione diplomatica in Marocco voluta dal Regno d’Italia alla fine dell’Ottocento. Questi e altri scatti di geologi e geografi, che raccontano l’incanto di Tangeri, la medina di Tetouan e al suo interno il mellah, il quartiere ebraico, il mare e il deserto, personaggi curiosi.
L’esposizione, aperta al pubblico fino al 30 luglio, è organizzata dall’Istituto italiano di cultura di Rabat, in collaborazione con l’Ambasciata d’Italia, la Biblioteca Nazionale di Rabat e la Società Geografica Italiana, da cui proviene il materiale. La mostra farà tappa a Casablanca, Beni Mellal e Marrakech.
Non è solo un racconto del Marocco ma anche di un pezzo della nostra storia che può aiutarci a leggere meglio il presente.
«In questa terra conquistata e mescolata convivono storie, popoli e culture, e ritrovare un pezzo di sé non è difficile», aveva commentato Rosita Ferrato alla presentazione del suo libro «I tuffatori di Casablanca», una sorta di guida emozionale al Marocco. Gli sguardi di esploratori e reporter ci restituiscono un’impressione di un Paese che, per quanto vicino geograficamente, viene spesso percepito come distante ma che, se sappiamo ascoltarlo, parla anche di noi.

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