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Cento anni di Pulitzer

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E così compie cento anni tondi tondi il più prestigioso dei premi giornalistici, Il Premio per antonomasia: il Pulitzer.
Proprio in occasione del centenario della prima assegnazione del premio Pulitzer, nel 1917, Add editore pubblica Joseph Pulitzer. L’uomo che ha cambiato il giornalismo, scritto nel 1914 da Alleyne Ireland – uno dei segretari di Pulitzer – con la traduzione di Alessandra Maestrini.
«L’accuratezza è la cosa più importante» diceva Pulitzer, questa la regola-cardine del buon giornalismo: «Non è sufficiente astenersi dal pubblicare notizie false, non è abbastanza fare attenzione a evitare gli errori che possano nascere dall’ignoranza, la trascuratezza, la stupidità di uno o più dei molti uomini che maneggiano le notizie prima che vengano pubblicate. Bisogna fare molto di più; bisogna fare in modo che tutti coloro che hanno un qualche rapporto con la testata – redattori, reporter, corrispondenti, revisori, correttori di bozze – credano che l’accuratezza sia per un giornale ciò che la virtù è per una donna.»
Così Joseph Pulitzer, immigrato dall’Ungheria negli Usa nel 1864 con pochi soldi in breve tempo divenne proprietario del World e uno degli editori più ricchi e influenti d’America. Il suo modo di intendere il giornalismo era rivoluzionario, così come la sua costante ricerca dei migliori cronisti che sottraeva ai giornali concorrenti. Anni di lavoro indefesso lo resero presto malato e cieco, per questo prese a circondarsi di segretari, colti e raffinati scrittori e giornalisti che avevano tra i tanti compiti quello di “reggere” le intense discussioni intellettuali alle quali li sottoponeva il loro datore di lavoro. Tra loro anche Alleyne Ireland, l’autore di questo libro, viaggiatore e scrittore inglese, che ritrae – con stima e affetto – un uomo difficile da accontentare, che chiede agli altri tanto quanto chiede a se stesso.

Joseph Pulitzer ha lasciato parecchi milioni di dollari alla Columbia University, per amministrare il premio che porta il suo nome. Il Consiglio del Premio Pulitzer riceve più di 2.400 proposte ogni anno. I giudici selezionano solo 14 vincitori nel campo del giornalismo, cinque vincitori del premio in lettere e un vincitore ciascuno nella categoria dramma e nella musica. I vincitori sono onorati ogni primavera al campus di New York della Columbia University.
Dopo un secolo, i Premi Pulitzer per il giornalismo sottolineano ancora come il ruolo di vigilanza di una stampa libera sia vitale in una democrazia, e il centenario di quest’anno ci offre in particolare l’opportunità di concentrarci su ciò che rende questa onorificenza così significativa. Dal 1917, quando sono stati assegnati i primi premi, il Pulitzer è stato una leva per accrescere la qualità del giornalismo e mantenerla al livello più alto. Il lavoro che il premio ha celebrato ha spesso fatto la differenza: esponendo abusi, negligenza e corruzione e innescando le riforme necessarie ad affrontare illecito. I premi Pulitzer non sono solo i premi più vecchi per quanto riguarda il giornalismo, sono i più antichi premi americani di ogni categoria. Joseph Pulitzer, infatti, ha voluto che venissero assegnati ai migliori scrittori americani di fiction, storia e dramma.

Un francobollo dedicato a Pulitzer

Pulitzer spiegò in seguito che sperava che dare premi per il giornalismo e la letteratura avrebbe aiutato “a elevare” il lavoro del controllo delle notizie. All’inizio del ventesimo secolo infatti la letteratura americana era affermata, ma il lavoro dei giornali non era altrettanto considerato. Non c’erano scuole di giornalismo (il dono di Pulitzer alla Columbia permise di crearne una), e c’erano pochi parametri per una buon giornalismo. Con i suoi premi al giornalismo – inizialmente dato per la categorie Servizio pubblico, Reporting e Scrittura Editoriale – voleva creare un modello che anche altri potessero seguire. E dopo cento anni i giornalisi di tutto il mondo sono ancora lì, a sognare di vincere il suo premio.

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