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Libertà di stampa

Nella Giornata mondiale della libertà di stampa, al Festival internazionale del giornalismo si è tenuto un panel con testimonianze dirette da Messico, Turchia, Egitto e Italia. Per esprimere solidarietà e partecipazione alla lotta per la libertà di informazione nel mondo. (di Elisa Gallo)

Le turbolente vicende del quotidiano calabrese, divenuto noto in tutta Italia tra febbraio e marzo per lo scandalo della telefonata di “avvertimento” all’editore, sembrano non conoscere sosta: da giorni il quotidiano è stato sospeso, su carta e web, per debiti insoluti. Ma il direttore non si vuole arrendere.

Nelle scorse settimane, la vicenda che ha coinvolto la famiglia del senatore calabrese Antonio Gentile ha tenuto banco, dopo la diffusione di un’intercettazione telefonica. Per la mancata pubblicazione di un’edizione de L’ora della Calabria, i magistrati hanno aperto un’indagine per violenza privata.

Il caso che ha coinvolto il sottosegretario Antonio Gentile sottende una vicenda, al di là dei fatti da provare, che rimanda al rapporto tra il potere e i “cani da guardia” dell’informazione. Anche nel mondo dell’editoria tecnologica, i metodi della censura rimangono gli stessi: basta una telefonata allusiva.

Attacchi alla stampa è il titolo dell’annuale report, pubblicato a febbraio 2014, sulla libertà di stampa del Cpj, Committee to Protect Journalists, il comitato per la protezione dei giornalisti, un’organizzazione indipendente e no profit che lavora per la salvaguardia della libertà di stampa nel mondo.

Analizzando gli ultimi report di Freedom House sulla libertà di stampa e su quella politica, si evidenziano antichi nodi che vincolano il nostro Paese e un ricorrente sistema di corruzione generalizzata. In più, il Rapporto sulla Rete dipinge un’Italia libera nell’accesso a Internet ma arretrata nelle tecnologie.

Il 30° anniversario dell’omicidio di Giuseppe Fava, cronista siciliano vittima di un attentato mafioso, è l’occasione per ricordare gli altri 25 giornalisti italiani che dal 1960 sono stati uccisi dalle mafie e dal terrorismo. Per non dimenticare e per pretendere di più dalla nostra legislazione in materia di libertà di stampa