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Carta al macero: il caso The New Day

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thenewdayUn piccolo caso, sì, ma estremamente significativo per lo stato di salute del giornalismo cartaceo. Dopo appena nove settimane si è conclusa l’avventura del quotidiano The New Day, un esperimento fortemente voluto da Trinity Mirror (l’editore del Daily e di una serie di altre testate, di cui il Caffè si è occupato raccontando la vita dei giornalisti in UK).

Il giornale, la prima iniziativa editoriale “nuova” negli ultimi 30 anni nel Regno Unito, era retto da un progetto ambizioso: convincere almeno 200mila britannici a comprare un quotidiano, da solo o in aggiunta al proprio. Notizie brevi, linea editoriale improntata a un certo ottimismo, notizie di costume, poca cronaca nera o pastoni politici. Che l’editore puntasse sulla carta era evidente dalla strategia: The New Day si poteva leggere esclusivamente comprandolo in edicola. Niente sito web, solo una campagna di promozione su Facebook e su Twitter. La direttrice del giornale, Alison Phillips, era convinta che ci fosse spazio, nel mercato delle notizie, per un prodotto come il suo, e si diceva sicura che la gente avesse solo bisogno di trovare una pubblicazione adatta a sé e al proprio sentire. Nonostante un marketing molto aggressivo (il giornale inizialmente era gratis, poi è salito fino ai 50 penny, cioè poco più di mezzo euro, per dimezzare il costo negli ultimi giorni) le vendite non sono mai decollate: 40mila copie giornaliere di media, un quinto di ciò che era sufficiente per far sopravvivere la testata. “Ci abbiamo provato”, ha scritto la Phillips congedandosi dai lettori.

Rimane solo il dubbio che la decisione di chiudere il giornale sia arrivata troppo in anticipo, prima ancora che il pubblico potesse (eventualmente) affezionarsi alla testata e, in un certo senso, “abituarsi” a comprarlo. Ma è possibile che l’editore avesse dati sufficienti per rendersi conto che, in ogni caso, la quota di duecentomila copie non si sarebbe comunque potuta avvicinare.
Un altro rilievo che è stato mosso riguarda i contenuti del giornale: costava poco e valeva poco, sostengono alcuni giornalisti, non aveva mai storie interessanti da leggere. “Sarebbe fallito anche cent’anni fa, senza crisi economica e rivoluzione del digitale” ha scritto Peter Preston, columnist per il Guardian e l’Observer.

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