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Ben… Gentile

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Il 19 febbraio scorso, i lettori del Sud non hanno trovato in edicola la loro copia de L’Ora della Calabria, quotidiano diretto da Luciano Regolo (ex direttore di Novella 2000) e di proprietà del Gruppo Citrigno, piccolo impero con interessi nei settori dell’editoria e della sanità. Motivazione ufficiale: un guasto alle rotative.

La vicenda, tuttavia, si è rivelata ben più grave ed è esplosa grazie alla pubblicazione di una telefonata intercorsa tra Umberto De Rose, presidente di Fincalabra e stampatore del giornale, e l’editore della testata, il giovane Alfredo Citrigno. Una conversazione già anticipata, nella sostanza, dalle lamentele del direttore dopo il blocco delle rotative: in una conferenza stampa convocata lo stesso 19 febbraio, Luciano Regolo aveva sostenuto l’esistenza di forti pressioni sul giornale per evitare che venisse pubblicata una notizia scomoda per la famiglia di un senatore calabrese del Nuovo Centrodestra, Antonio Gentile.

L’articolo oggetto di attenzione riportava la notizia di un’inchiesta della procura di Cosenza che, investigando su presunte irregolarità nell’affidamento di incarichi da parte dell’azienda sanitaria locale, avrebbe iscritto nel registro degli indagati ipotizzando il reato di abuso di ufficio il figlio del senatore Gentile, l’avvocato Andrea Gentile. Antonio Gentile, si è poi saputo, aveva reagito sporgendo querela per diffamazione aggravata. Pochi giorni dopo, Gentile è stato nominato sottosegretario alle Infrastrutture dal governo guidato da Matteo Renzi: neanche il tempo di insediarsi e la telefonata incriminata è divenuta di dominio pubblico in Rete. La polemica si è trascinata fino al 3 marzo, giorno in cui il senatore Gentile ha annunciato le sue dimissioni dall’incarico governativo.

Ciò che qui interessa, come detto, è però la telefonata. Una conversazione che non coinvolge direttamente alcun membro della famiglia Gentile ma, appunto, il signor Umberto De Rose, presidente di Fincalabria e stampatore, e l’editore del quotidiano. La registrazione dura oltre un quarto d’ora e il suo contenuto è inequivocabile: alternando blandizie e richiami spicci a considerazioni su come va il mondo, il chiamante invita espressamente e più volte il suo interlocutore a eliminare dal giornale la notizia dell’indagine, assicurando di aver già convinto tutti i direttori delle testate concorrenti a fare altrettanto.

Vero o meno che fosse il ruolo del sedicente mediatore – De Rose si presenta, infatti, a Citrigno come emissario diretto dei Gentile, ma non c’è prova decisiva sulla effettività dell’incarico – il contenuto del dialogo è inquietante. Un editore viene messo alle strette per il solo fatto di non voler impedire al proprio direttore di far pubblicare una notizia (vera, falsa, diffamatoria o meno): «Quando il cinghiale viene ferito, ammazza tutti: Alfredo, vale la pena di farti un nemico così?», è una delle frasi che il De Rose utilizza per tentare di convincererlo a censurare l’articolo. Sentendolo titubante, il chiamante cambia registro: «Tu sai meglio di me se in questo momento ti conviene un bordello o no», «Ti hanno chiamato, ti hanno dato dei segnali, devi essere così fesso da buttarli a mare?», e poi «Non dico [se censurerai l’articolo, ndr] che loro andranno a dire alla gente “non fate niente a Citrigno”, ma sicuramente non andranno a dire “fate ancora a menare per ammazzare ancora di più Citrigno”». La censura in cambio della pace, con l’intervento di un “garante” tra la famiglia e l’editore.

Sui fatti di reato procederà la magistratura, per accertare eventuali responsabilità. Ciò che si sa è che la notizia sarebbe comunque uscita, ma uno sfortunato guasto notturno alla macchina di stampa dell’imprenditore Umberto De Rose impedì l’uscita del quotidiano nella sua versione cartacea.

Tuttavia la sola telefonata, che non è mai stata smentita né denunciata come falsa, vale a richiamare l’attenzione sulla libertà di stampa in un Paese che a tutt’oggi registra non rare aggressioni all’indipendenza dei giornalisti. Il ruolo di chi cerca, sceglie e pubblica notizie va protetto, oggi come un tempo, dalle infiltrazioni del potere, sia esso locale, nazionale o sovranazionale. Potere che, a dispetto delle tecnologie e delle infinite possibilità di accesso alle informazioni che teoricamente dovrebbero rendere i cittadini sempre più immuni dalla censura, talora si manifesta indebitamente con metodi vecchi di secoli: un mediatore sibillino, una chiacchierata infarcita di minacce più o meno velate, un invito al ritiro della notizia scomoda.

 

 

 

 

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