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Babelmed: con il Caffè rinasce la versione araba

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Con il contributo del Caffè dei giornalisti, la versione araba di Babelmed ha inaugurato una redazione a Tunisi e produrrà contenuti disponibili anche per i lettori del Caffè. 

Raccontare la mescolanza di culture del Mediterraneo, avvicinare la grande famiglia umana affacciata sul mare che bagna l’Europa e il vicino Oriente. Babelmed (il prefisso richiama Babele ma anche -bab, il termine che identifica “porta” in arabo) è un progetto editoriale nato nel 2001, a poche settimane dagli attentati dell’11 settembre, con uno scopo ponderoso: diffondere contenuti e cultura mediterranei in senso lato, con l’impegno specifico di abbattere le barriere di comprensione che alimentano pregiudizi e frenano il progresso sociale.

Nathalie Galesne, fondatrice di Babelmed
Nathalie Galesne, fondatrice di Babelmed

Delle quattro versioni di Babelmed, organo dell’omonima associazione culturale, quella araba rappresenta, in questo passaggio storico, una risorsa preziosa poiché spesso la lingua è il primo ostacolo alla diffusione di informazioni su una parte di mondo troppo spesso ignorata e frettolosamente bollata come arretrata, quando non incubatrice di pericoli per le nostre democrazie. Ecco perché Rosita Ferrato, fondatrice e anima del Caffè dei giornalisti, ha creduto in Babelmed e nel suo ruolo strategico: «Sono sempre stata affascinata dai mondi lontani. Ho iniziato a collaborare con Babelmed diversi anni fa: da subito mi ha colpito la sua ricchezza, la capacità di far emergere l’intreccio di mondi diversi, di tutte le culture che si muovono intorno al Mediterraneo».

Affiancata dalle edizioni italiana, inglese e francese, la versione araba di Babelmed è curata da una rete di giornalisti da tempo legati alla testata, ciascuno con una propria identità professionale. Nathalie Galesne, che ha fondato Babelmed e ne è responsabile editoriale, ha costruito questa realtà con fatica: «Inizialmente è stato difficile trovare giornalisti della stampa libera. Semplicemente perché, spesso, quella stampa non esisteva. Per capire e raccontare le società arabe abbiamo puntato sulla chiave culturale: questa realtà va raccontata dall’interno, da giornalisti che vivono quello che accade e che dispongono di chiavi di comprensione adeguate. È l’unico modo per non ridurre questi mondi estremamente complessi a rappresentazioni stereotipate».

Il professor Jalel El Gharbi
Il professor Jalel El Gharbi

Dietro la firma del tunisino Jalel El Gharbi, a capo della sezione araba del sito, c’è un docente di letteratura dell’Università Manouba, pubblicista e stimato traduttore; Jalal El Hakmaoui, reporter dal Marocco, è un poeta e traduttore, collaboratore di numerose riviste culturali nel suo Paese. Dall’Egitto corrisponde Dina Kabil, giornalista di professione, da vent’anni responsabile delle pagine culturali di Al-Ahram Hebdo, un settimanale nazionale pubblicato in lingua francese. A completare la rete di firme figurano  Amira Abdelnour, professore di teatro, traduttrice letteraria, scrittrice e giornalista freelance, costretta a scrivere sotto pseudonimo poiché donna siriana rifugiata in Libano, possibile bersaglio del regime di Bachar al-Assad; e Ghania Khelifi, una valente giornalista algerina che, anni fa, ha deciso di lasciare la sua patria per trasferirsi a Parigi, dopo aver resistito per anni alle pressioni e minacce degli islamisti: prima caporedattrice donna in Algeria, era responsabile delle pagine politiche del quotidiano Le Matin e ha spesso denunciato l’estremismo islamico.

Il destino di iniziative coraggiose come la creazione di un nucleo di reporter e corrispondenti in aree disagiate e dalla limitata libertà di azione è spesso segnato da difficoltà che inducono alla desistenza; Babelmed arabo ha vissuto una fase di stallo ma la nascita del Caffè dei giornalisti a Torino ha creato le condizioni per un meritato rilancio: «Da collaboratrice del magazine – dice Rosita Ferrato – ho assunto un ruolo differente, più organico, soprattutto dopo la nascita del Caffè: così è nata una collaborazione arricchita di un livello superiore, sfociata in una partnership. La spinta alla rinascita della versione araba di Babelmed, con l’apertura di una redazione a Tunisi, ha permesso alla testata di tornare ad arricchirsi di un’altra lingua e di occuparsi sul campo di Paesi al centro della notizia».

Con la supervisione del professor El Gharbi, uomo di grande sensibilità e cultura, nonché garante di traduzioni di alto livello, Babelmed ha quindi ripreso a produrre contenuti di prima mano e a fungere da rara risorsa libera, indipendente e capace di raccontare la realtà col privilegio di osservarla senza mediazioni. «Siamo riusciti, tutti insieme – aggiunge Rosita Ferrato – a gettare il seme di una nuova alleanza, per rinforzare i ponti di comunicazione e abbattere barriere di stereotipi o di ignoranze: favorire la conoscenza e il dialogo crea un qualcosa di veramente unico».

Per poter dare maggiore visibilità alla moltitudine di informazioni sulle numerose manifestazioni culturali di interesse mediterraneo che avvengono in Italia e soddisfare i numerosi utenti italiani  desiderosi di accedere ai contenuti nella propria lingua, dal primo luglio 2008 è stata attivata la versione italiana di Babelmed, di cui è responsabile Stefanella Campana. «Lungi dall’essere un mero strumento di comunicazione, ogni lingua evoca una propria complessa dimensione di immagini e contenuti: proporre una versione in italiano di Babelmed significa dare uno spazio più ampio e un maggiore risalto al mondo delle idee e alle metamorfosi
sociali e culturali che caratterizzano il paese nelle sue peculiari espressioni artistiche, editoriali, musicali e audiovisive». La Campana sottolinea come la collaborazione con il Caffè arrivi «in un momento complesso per il mondo arabo nel quale è necessario, a maggior ragione, continuare a seguire gli sviluppi politici e sociali con continuità e con il giusto approfondimento» e non soltanto in occasione di tragedie o fatti eclatanti, come purtroppo succede in seno alle redazioni di quasi tutti i giornali italiani. La collaborazione consterà di uno scambio di contenuti tra il sito di Babelmed e quello del Caffè: i lettori italiani potranno aprire gli occhi su una realtà da cui provengono informazioni generalmente frammentarie e  fuorvianti.

logotype_sfnd-blu300dpi-600x424Babelmed e il Caffè racconteranno, grazie ai collaboratori della rete del magazine (allargata anche a Giordania, Palestina e Siria) le trasformazioni in atto nelle società arabe, con i rischi connessi all’esercizio di una professione scomoda in nazioni in cui la libertà di stampa non è garantita. Il progetto prevede di ampliare il nucleo di collaboratori aprendo ai giovani, nonostante le censure e i pericoli che comporta il giornalismo sul campo. «La versione araba di Babelmed è fondamentale – chiosa Nathalie Galesne – perché il sito è nato con lo scopo di capire le società araba attraverso la chiave culturale. Far dialogare le lingue fra di loro è un lavoro molto fecondo per la circolazione dell’informazioni, delle idee, delle espressioni artistiche. Purtroppo, poche persone hanno capito in Europa l’importanza di creare degli strumenti di confronto reale fra le culture mediterranee nel campo dell’informazione.  E se il Caffè dei giornalisti non esistesse, per promuovere un tipo di informazione come quello che si propone di produrre Babelmed, non saremmo in grado di continuare a fare il nostro lavoro».

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