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Ascoltare la nostra storia: l’archivio radicale

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Il primo, gigantesco lavoro di messa a disposizione dei cittadini di un archivio giornalistico in Italia fu lanciato dal quotidiano La Stampa. Ci vollero sette anni e, nel 2010, venne pubblicato l’archivio completo di tutte le edizioni del giornale, liberamente consultabile per parole chiave. Negli anni seguenti, anche il Corriere della sera ha riversato sul web otto milioni di pezzi pubblicati dal 1876 a oggi, disponibili online ma compresi nell’abbonamento digitale al giornale milanese.

radicC’è un altro archivio, gratuito e sterminato, presente da anni sul web, del quale si parla molto meno e che, probabilmente, non viene sfruttato appieno né dai professionisti dell’informazione, né dai cittadini appassionati di vicende della nostra società, di cultura, di diritti. Si tratta dell’archivio di Radio Radicale.  L’emittente privata romana, nata a cavallo tra il 1975 e il 1976, iniziò le sue trasmissioni con l’intento di diffondere il più possibile le decisioni prese dalle istituzioni, per avvicinare l’apparato statale al cittadino e raccontare come il Parlamento, il governo, la magistratura e tutti i “giocatori” della società italiana agiscano e indirizzino la vita di ciascuno di noi. Conferenze stampa, sedute di Camera e Senato, lavori delle commissioni, presentazioni di libri, convegni, interviste, registrazioni audio di decine di processi penali chiave nella storia repubblicana. “Conoscere per deliberare” non è stata soltanto una predica inutile del presidente della Repubblica Luigi Einaudi: se, nel secolo scorso, il distacco tra potere ed elettore era segnato da una difficoltà di accesso alle informazioni, oggi semmai il problema è individuare le fonti corrette e offrirle a un pubblico sempre più disorientato e incline a diffidare di ciò che è, in qualche modo, ufficiale. Nell’oceano di sciocchezze, superficialità, mezze verità, distorsioni e mosse di marketing dei giganti del web (i cosiddetti over the top), il cittadino ha una capacità di accesso alle notizie teoricamente infinita ma, di fatto, stretta quanto quella del suo bisnonno, quando in edicola si trovavano due o tre quotidiani.

L’archivio di Radio Radicale è una miniera di spunti. Nei quasi 350.000 documenti audio e video si possono trovare le udienze di processi storici, come quello per le stragi di Bologna del 1980 e di Ustica, aggiornati nei decenni con interviste ai protagonisti e nuove indagini, come gli aggiornamenti di procedimenti che spesso vengono abbandonati da tivù e quotidiani dopo qualche settimana di

L'inviato Antonio Russo (1960-2000), ucciso in Cecenia
L’inviato Antonio Russo (1960-2000), ucciso in Cecenia

titoli e attenzioni (Mafia Capitale, per esempio). Ogni curiosità sul nostro presente e passato trova un riscontro da vedere o ascoltare: dagli interventi in Parlamento di Leonardo Sciascia, schierato contro la mafia quando le istituzioni faticavano ancora a riconoscere l’esistenza del fenomeno, al tragico processo contro Enzo Tortora (qui il convegno “Tortora: l’uomo, l’imputato, il giornalista”). Dalla scelta coraggiosa di Adelaide Aglietta, donna che ebbe il coraggio di non farsi spaventare dalle Brigate rosse accettando il ruolo di giurato popolare, alla storia del giornalista Antonio Russo, inviato in Cecenia e ucciso a Tbilisi nel 2000 mentre tentava di raccontare il conflitto senza filtri (qui, l’attore Ferdinando Maddaloni lo ricorda con un’orazione civile sul valore del giornalista che non rimane seduto alla scrivania).

Nella sterminata raccolta di documenti, si trovano anche curiosità che aiutano a leggere meglio gli eventi di oggi e che indirettamente raccontano la storia e i percorsi del giornalismo contemporaneo. Spulciando le pagine dell’archivio, si trova una conferenza stampa del 1995 del segretario della Lega Nord, Umberto Bossi, che aveva redatto una lista dei giornalisti cui non si dovevano più concedere interviste perché ritenuti “nemici”: una pratica oggi tornata in voga, con la proposta di Beppe Grillo di istituire liste di proscrizione e tribunali del popolo per i giornalisti. Si può trovare la storia di Attilio Bolzoni (La Repubblica) e Saverio Lodato (L’Unità), arrestati nel 1988 per violazione del segreto istruttorio: una pratica che, oggi, è diventata quotidiana tra alcuni magistrati e giornalisti vicini alle procure. Si trovano tracce di antiche battaglie radicali, come la protesta per la “invasione di frequenze” da parte di Radio Vaticana, e pure l’intenzione di abolire l’Ordine dei giornalisti sostituendolo con una carta d’identità dell’informatore di professione. Si possono trovare la presentazione del libro del medico Roberto Burioni sui vaccini (con l’intervento della vedova di Luca Coscioni, Maria Antonietta) e gli interventi di Emma Bonino che racconta, dalla Giordania, la condizione delle donne nei Paesi arabi. E ancora, il convegno diritto-dovere di cronaca tra minacce e querele temerarie, le prime domande che sorgevano, nel 1998, sull’avvento di Internet nelle case degli italiani, l’arretratezza della digitalizzazione nel nostro Paese e le minacce per i contenuti sconci e selvaggi del web.

Un tesoro da preservare, l’archivio di Radio radicale. Per sapere, per capire, per pensare.

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