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Arrivano a Roma le voci di Radio Shabelle

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Somalia_Radio_430495aCosta cara la libertà di stampa in Somalia, lo sanno bene i cinque giornalisti somali di Radio Shabelle che l’Ordine dei Giornalisti del Lazio e la Federazione Nazionale della Stampa Italiana sono riusciti a far arrivare in Italia in questi giorni grazie all’interessamento della Farnesina e dell’Associazione Migrare.

Sono in Italia per portare la loro storia all’incontro “La libertà di stampa non ha confini” promosso da Fnsi e Odg Lazio con Unione nazionale cronisti italiani, Ossigeno per l’informazione, Articolo 21 e l’Associazione Migrare, organizzato a Roma per il 26 giugno nella sede della Federazione della stampa, in occasione del seminario formativo dedicato al tema delle migrazioni.
La Fnsi, assieme all’Ordine regionale dei giornalisti del Lazio, con questa iniziativa vuole mettere al centro dell’attenzione dei media italiani e dell’opinione pubblica la grave situazione di questo Paese. Ad accogliere i colleghi di radio Shabelle ci saranno il segretario generale della Fnsi, Raffaele Lorusso, e la presidente dell’Ordine del Lazio, Paola Spadari.

Mohamed Bashir Hashi, Ahmed Abdi Hassan, Mohamed Abdullahi Jama, Mohamed Abdi Warsame e Mohamed Mohamed Dahir: sono cronisti, conduttori, inviati (Bashir Hashi è capo redattore) di Radio Shabelle una delle poche voci libere di Mogadiscio, ma in cui negli ultimi 3 anni dodici giornalisti sono stati uccisi e altrettanti feriti e nei mesi scorsi sono stati perseguitati, processati e condannati strumentalmente nel loro paese per aver riferito fatti sgraditi al potere politico.

«Già un anno fa – ci dicono alla FNSI – una giornalista, Fadumo Abdulqadir Hassan, era stata arrestata ed aveva subito abusi da parte della polizia . Radio Shabelle è una radio critica, vuole essere una voce oggettiva e per questo ha attirato l’attenzione della polizia e delle istituzioni del paese. Ci sono già stati tanti episodi di intimidazione che hanno provocato molti feriti tra i colleghi. Tra mille difficoltà siamo riusciti a far venire in Italia questi cinque giornalisti che, senza l’attenzione internazionale, non sarebbero riusciti ad arrivare. Ora cercheremo di tutelarli il più possibile».

«Sono in pericolo per aver fatto il loro dovere di cronisti – spiega la giornalista Shukri Said, portavoce dell’associazione Migrare e curatrice del blog Primavera africana– Raccontano la corruzione della Somalia, fanno parlare gli oppositori politici, dicono ciò che il potere non vuole far sapere».

I giornalisti somali sono arrivati in Italia, con un visto di 30 giorni, dopo un viaggio travagliato: fuggono da una situazione di vera e propria guerra civile e da un regime politico avverso alla libertà di informazione.

«In Italia si sottoporranno anche a controlli medici – continua Said – visto che hanno subito una lunga detenzione. Nel corso di due anni sono stati arrestati diverse volte. Mohamed Bashir Hashi è rimasto per sette mesi in carcere accusato di terrorismo senza prove a suo carico, prima che le accuse cadessero e lui potesse tornare in libertà».

Mohamed Bashir Hashi aveva diffuso la notizia della violenza sessuale ai danni di Fadumo Abdulqadir Hassan, giornalista di Radio Kasmo (la voce delle donne), da parte di due esponenti della polizia politica somala: l’ufficiale Abdicasis “Africa” e il poliziotto Jebril Abdi che non sono mai stati processati. La sua lunga reclusione è stata la conseguenza per non aver ritrattato l’intervista fatta a Fadumo.

Da anni i giornalisti somali sono al centro di una vera e propria guerra che li vede vittime della repressione del regime e del terrorismo islamico. Una guerra che ha già fatto molti morti anche tra i giornalisti, che continuano nonostante tutto a raccontare all’opinione pubblica interna e internazionale quello che sta accadendo in quel Paese.somali-journalist

Tra il 2007 e il 2013 nella sola emittente radiofonica Shabelle Media Network sono stati uccisi ben 12 giornalisti mentre un numero imprecisato di colleghi è stato fermato, processato e incarcerato per il solo fatto di voler dare una corretta informazione all’opinione pubblica nazionale e internazionale. E solo nell’ultimo anno questa emittente e Sky Fm radio di Mogadiscio sono state chiuse tre volte con sequestro degli impianti.

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