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Aria di libertà per giornalisti turchi: il rifugio di Lipsia

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«Sono una giornalista turca e, come tale, non dirò mai abbastanza quanto sia importante per noi giornalisti non comunitari sapere che esistono spazi sicuri. Come Journalists-in-Residence». Così si racconta una giornalista che ha potuto usufruire dell’ospitalità del programma Journalists-in-Residence, dell’ECPMF  (European Centre for Press and Media Freedom), organizzazione indipendente per la libertà di stampa che dal 2016 ha dato un rifugio temporaneo a giornalisti che subiscono vessazioni e intimidazioni come risultato diretto del loro lavoro.
Ora, fino al 23 settembre, è aperta una nuova “call” riservata a giornalisti con passaporto turco e che si trovano Turchia (altri bandi per giornalisti provenienti da paesi diversi dalla Turchia verranno aperti più avanti). Possono così ottenere un rifugio per un periodo limitato di tempo, tra tre e sei mesi, in questo caso tra novembre 2018 e giugno 2019, in un appartamento a Lipsia. Un luogo sicuro e discreto, per continuare a indagare e pubblicare, per riposare e riprendersi e, se le circostanze lo consentono, anche per fare luce sulle questioni della libertà dei media nel loro paese di origine.
«Dopo essere stata in alcune delle città più famose del mondo, non mi sarei mai aspettata che una città più piccola come Lipsia sarebbe stata quella in cui mi sarei sentita più a mio agio – continua la giornalista turca. Qui mi sentivo veramente al sicuro. E così ho iniziato a guardare di nuovo avanti. La speranza è un fattore chiave, se sei perseguitato solo perché fai il tuo lavoro».

«I tre mesi che ho trascorso a Lipsia – racconta invece una giornalista ucraina – significano tanto per me. Già dopo pochi giorni sentivo la tensione alleggerirsi: niente esplosioni, niente spari a mezzanotte, ma un ambiente tranquillo e silenzioso. Pensare liberamente, muoversi liberamente e scambiarsi idee liberamente, niente di tutto questo è possibile se vivi in una zona di guerra».

«La cosa più importante – aggiunge un giornalista bulgaro – è che l’ECPMF offre un ambiente sociale: tra i giornalisti sotto tutela a Lipsia ci sono alcuni professionisti straordinari. Tutti noi siamo vivi perché a Lipsia il basso profilo e la protezione sono due facce della stessa medaglia».

La precarietà in cui vivono i giornalisti in Turchia e la mancanza di libertà di stampa in quel paese è arcinota. Il Caffè dei giornalisti se ne è occupato a più riprese, ad esempio con il dossier sui giornalisti detenuti più sconosciuti  o dedicando alla Turchia l’edizione 2016 di Voci Scomode, il nostro annuale momento di approfondimento sulla libertà di stampa (qui tutto il dossier).

La Turchia è infatti al 157° posto tra 180 Paesi nell’indice mondiale sulla libertà di stampa 2018 pubblicato da Reporters Senza Frontiere (RSF). È lo stato con il più alto numero di giornalisti incarcerati al mondo con 237 operatori dei media dietro le sbarre, secondo quando riscontrato da varie organizzazioni che si occupano di libertà di stampa (dati agosto 2018). La maggior parte è in detenzione preventiva. Di questi, 170 sono in attesa di giudizio mentre 67 sono stati condannati da tempo e stanno scontando la loro pena. Per 144 giornalisti i mandati di detenzione sono stati emessi sotto il regime dello Stato di emergenza. Il governo ha anche chiuso circa 200 testate, comprese agenzie di stampa e giornali, la maggior parte curdi. E nemmeno i social network se la passano tanto bene: 1,5 milioni di tweet appartenenti a giornalisti e organi di stampa sono stati censurati dal sistema CWC di Twitter su richiesta del governo.

Meglio allora cambiare aria, anche se solo per qualche mese, per guardare le cose da un’altra prospettiva, per confrontarsi con colleghi di altri paesi e sentirsi – forse – meno soli. Per questo il bando dell’ECPMF dedicato alla Turchia copre i costi per il visto, il viaggio da e per Lipsia, l’assicurazione sanitaria, così come per la formazione e le spese per le cure (a seconda delle esigenze del giornalista). È necessaria una conoscenza dell’inglese, francese o tedesco (almeno a livello B2). I moduli per candidarsi, compilando anche quelli per dimostrare di essere un giornalista e di essere a rischio, sono disponibili sul sito.

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