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Ambiente e media, un codice contro le bufale

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Marco Gisotti, direttore di Tecneko e del premio Green Drop Award
Marco Gisotti, direttore di Tecneko e del premio Green Drop Award

Che cos’è l’informazione ambientale, che tipo di giornalista se ne occupa, qual è la sua importanza? Marco Gisotti, giornalista ed esperto di green jobs e green economy, ne ha stilato un identikit che ha dato origine alla prima stesura della Carta dell’informazione ambientale, discussa durante l’assemblea della Fima (Federazione italiana dei media ambientali) che si è svolta a Rimini poche settimane fa e ripresa a Torino all’incontro che si è svolto lunedì 23 novembre alla Casa dell’ambiente e che ha visto confrontarsi, oltre a Gisotti, anche Luca Mercalli, Alberto Sinigaglia, presidente dell’Ordine dei giornalisti del Piemonte e Mario Salomone presidente Fima.

«La carta dell’informazione ambientale – spiega Marco Gisotti – non è rivolta solo i giornalisti, anzi, vuole parlare a tutti i comunicatori, i divulgatori, i blogger che si occupano di questi temi per offrire un sistema di regole di riferimento. Il mercato del lavoro oggi è più liquido di una volta e l’informazione ambientale oggi riguarda tutti questi soggetti. Abbiamo l’ambizione di parlare anche a chi non fa parte dell’Ordine dei giornalisti».

Come si definisce l’informazione ambientale?

«È l’informazione dell’urgenza. Non è il racconto di un crimine, come avviene ad esempio nella cronaca, ma è il racconto di un processo in atto. Un processo che deve essere spiegato con correttezza scientifica. E questo è un elemento peculiare. Prendiamo ad esempio lo schema dei dibattiti televisivi, con un interlocutore a favore e uno contrario: la par condicio non funziona con i dati scientifici. Non può essere messo sullo stesso piano il luogo comune, l’opinione personale, e il dato scientifico accertato. Eppure capita ancora di trovarli contrapposti e presentati in un contraddittorio tra loro, come se si potessero porre sullo stesso livello. Sui temi scientifici, difficili, non si può parlare senza competenza, serve una preparazione specifica, che eviti di fare strafalcioni. D’altra parte nessuno mi chiamerebbe a commentare ad esempio una partita di calcio, se non ne capisco niente».

A che punto è la stesura della Carta dell’informazione ambientale?

«Una commissione la sta rivedendo per poi presentarla a Perugia, al prossimo Festival internazionale di giornalismo e per discuterne poi con gli ordini professionali».

Quale sarà poi la sua utilità e il suo valore?

«Si potrà dare un’adesione più o meno formale che certifichi la qualità dell’informazione, una sorta di garanzia “informazione senza bufale”. Il giornalista che si rifà ai principi della Carta dimostra di attenersi a un certo standard di qualità».

foto 1Anche secondo Luca Mercalli per limitare i danni dell’attuale modello di sviluppo sui cambiamenti climatici l’informazione è cruciale: «Finora i media non sono stati molto convinti dell’urgenza e dell’importanza di questi temi- spiega Mercalli –. Eppure influiscono su tutti gli altri spetti della nostra vita. Anche la crisi siriana parte da un fattore ambientale: la lunga siccità, durata oltre quattro anni, che ha portato gli abitanti delle zone rurali a urbanizzarsi, esacerbando le tensioni. Non c’è tanta distanza tra terrorismo e clima. Le alluvioni in Bangladesh influiscono sulle migrazioni, quelle in Liguria modificano il futuro di una città che dovrà convivere sempre di più spesso con eventi estremi. Il danno ormai è fatto, ma si può ancora provare a stabilizzarlo, con un aumento controllato delle temperature che, se non altro, permetterà un certo adattamento. Quindi ora i media non devono più comunicare solo i termini della crisi, ma anche le soluzioni».

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