Home»Sponde del Mediterraneo»A casa di chi resta: per raccontare l’altro lato della storia

A casa di chi resta: per raccontare l’altro lato della storia

0
Shares
Pinterest Google+
Foto di Mario Noto

Non passa giorno senza notizie su migranti, sbarchi, decreti e sanzioni, portando spesso l’informazione e la cronaca sul piano dello scontro tra fazioni, piuttosto che su quello del dibattito. Ma cosa c’è “prima”? Prima delle carceri libiche, prima delle motovedette, prima delle prime pagine? Per scoprirlo siamo andati a Bardonecchia (Torino), luogo di passaggio per contrabbandieri e antichi “passeur”, e ora per tanti migranti che dall’Italia cercano di arrivare in Francia attraverso le Alpi.

Ogni inverno, in molti affrontano la montagna impreparati. «Non ci siamo sentiti a posto con la coscienza di fronte all’idea di far andare questi ragazzi in Francia senza aiuto – spiega Chiara Rossetti, vicesindaco di Bardonecchia – e abbiamo allestito una saletta dove i mediatori culturali e i volontari della Croce Rossa prestano il loro aiuto. L’obiettivo è quello di non far rischiare la vita in montagna a questi ragazzi».

L’attore Manuel Gregna

Qui, nel buio del Salone delle feste di Bardonecchia, la voce di Manuel Gregna, della Compagnia Teatro Minimo ci ha condotto dall’Afghanistan all’Italia passando attraverso Pakistan, Iran, Turchia e Grecia; attraversando Paesi, sofferenze, sogni e tanti incontri a volte amichevoli, spesso no. È la storia di Enaiatollah Akbari, protagonista del racconto di Fabio Geda “Nel mare ci sono i coccodrilli” che Missioni Don Bosco ha scelto di rappresentare per celebrare l’anteprima della mostra fotografica “A casa di chi resta”.

Lo spettacolo racconta il “prima”, appunto: cioè il lungo viaggio di avvicinamento all’Italia, che non è una meta ma solo un destino, un punto di arrivo frutto di tanti passi e tante scelte anche casuali, di anni di lavoro e di sfruttamento. Ma poteva essere diverso, per il protagonista e per i tanti come lui, poteva non arrivare mai: come quella volta con le scarpe sbagliate sui monti innevati della Turchia, o nel gommone bucato diretto in Grecia, o sul pianale del camion che lo porta in Italia.

Foto di Mario Noto

La mostra curata dal fotografo Mario Noto, è visitabile a Bardonecchia dal 19 agosto al 30 settembre e racconta il Senegal di chi resta: uno spaccato di vita di chi decide di non recidere il legame con la propria storia e la propria comunità, di restare nella terra d’origine con un atteggiamento costruttivo e di fiducia nel futuro.

Come spiega il direttore di Missioni Don Bosco, Marco Faggioli, «Il progetto vuole accompagnare le comunità locali in un percorso sostenibile. La mostra fotografica si inserisce infatti nella cornice della campagna Stop Tratta che Missioni Don Bosco e VIS hanno avviato nel 2015 nei Paesi dell’Africa subsahariana per contrastare il traffico di esseri umani attraverso la sensibilizzazione e l’informazione ai potenziali migranti sui rischi di sfruttamento, violenza e morte che li attendono sulle rotte verso l’Europa, in modo da garantire che il diritto alla migrazione sia esercitato come scelta consapevole.»
Per offrire un’alternativa alla fuga dalla povertà, dalle guerre, dalle persecuzioni la campagna promuove infatti progetti di sviluppo affinché chi vuole restare abbia opportunità concrete per migliorare le condizioni di vita proprie e della propria famiglia. In Senegal, in particolare, sono stati realizzati progetti di formazione professionalizzante per giovani potenziali migranti e migranti di ritorno, di formazione in ambito agrosilvopastorale, di sviluppo di competenze professionali e di attività generatrici di reddito per giovani e donne, di alfabetizzazione funzionale.
Con la campagna Stop Tratta sono stati avviati progetti di sviluppo anche in Etiopia, Ghana, Liberia, Eritrea, Mali e Nigeria.

 

Previous post

Libertà dei media nel mondo: a Londra polemiche e proclami

Next post

Libertà di stampa: l'Ungheria scherza con i finlandesi, ma c'è poco da ridere