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Ali Salman prosciolto: una vittoria storica per la libertà nel Bahrain

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Una sentenza storica per la libertà di espressione in un Paese che certo non fa scuola per i diritti civili: Ali Salman, sceicco dal noto attivismo per i locali in Bahrain, è stato prosciolto da tutte le accuse di spionaggio insieme a due colleghi bahreniti, Hassan Ali Juma Sultan e Ali Mahdi Ali al-Aswad. Si tratta di una rara vittoria, nel panorama sconcertante delle politiche repressive del Governo del Bahrain.

Ali Salman è l’uomo che aveva guidato il partito politico Al-Wefaq, il più grande gruppo di opposizione sciita in Bahrain, ed è riconosciuto come figura centrale nelle proteste della primavera araba del Bahrain del 2011. L’avvocato di Salman, Abdulla al-Shamlawi, ha dichiarato che il chierico sarebbe stato rilasciato dopo aver scontato circa quattro anni di prigione per un altro caso giudiziario aspramente criticato a livello internazionale. “Stanno disinnescando la protesta”, ha dichiarato al-Shamlawi all’Observer: “E questo è molto buono.” Il governo del Bahrain e i media statali non hanno immediatamente commentato il verdetto della corte, così come non si trova – perché la libertà di stampa è una chimera, nel Bahrain – nessuna traccia di report sui media locali.

Salman ha 52 anni ed è stato preso di mira dal governo da tempo: già nel 1994, quando fu arrestato, torturato e detenuto per mesi senza processo, prima di essere deportato e costretto a vivere in esilio per oltre 15 anni. Era una figura di spicco nelle proteste della primavera araba del Bahrain nel 2011, in cui la maggioranza sciita dell’isola e altri oppositori richiedevano più libertà dalla monarchia sunnita.

Nel dicembre 2014, due giorni dopo essere stato rieletto come segretario generale di Al-Wefaq, Salman era stato nuovamente arrestato dalle forze di sicurezza. Questa volta, i pubblici ministeri lo avevano portato sotto processo con l’accusa di aver insultato il ministero dell’Interno, incitato altri a infrangere la legge, all’odio contro i cittadini sunniti naturalizzati, molti dei quali operavano nelle forze di sicurezza dell’isola. Salman e altri due funzionari di Al-Wefaq, lo sceicco Hassan Ali Juma Sultan e Ali Mahdi Ali al-Aswad, sono stati accusati di spionaggio. Le accuse sono arrivate dopo che la televisione di Stato del Bahrain, in agosto del 2017, aveva trasmesso le telefonate registrate tra Salman e l’allora primo ministro del Qatar, Sheikh Hamad bin Jassim Al Thani, durante le proteste del 2011.

Le accuse riguardavano anche il coinvolgimento dei media qatarini nel caso di spionaggio e di come il Qatar abbia “usato” politicamente tali informazioni, alcune molto riservate, che riguardavano  spostamenti e logisicta della famiglia regnante al Khalifa. Il Bahrain è uno dei quattro Paesi arabi che hanno boicottato il Qatar da oltre un anno, come parte di una più ampia disputa diplomatica. L’appello tra Salman e l’ufficiale del Qatar all’epoca mirava a risolvere pacificamente le proteste del 2011, che si sono concluse quando le forze di sicurezza del Bahrain, degli Emirati e dell’Arabia hanno represso violentemente le manifestazioni.

L’ 11 giugno scorso, re Hamad Al Khalifa ha emanato una legge che vieta la candidatura alle elezioni ai membri di partiti politici, criminali e detenuti che hanno ricevuto il perdono reale. Questa decisione pare essere ad hoc, in vista delle prossime elezioni che si terranno a novembre in Bahrain.

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