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#3maggio, la Next Gen del giornalismo: storie di giovani e di successo

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Spesso il 3 maggio è occasione per ricordare le minacce rivolte ai giornalisti e la crisi economica che incombe sull’editoria. Editor&Publisher, rivista mensile fondata nel 1901 e dedicata al mondo dei media negli Stati Uniti e in Canada, ha raccontato, recentemente, altre storie: sono quelle di giovani giornalisti e manager dell’editoria che si sono cercati una strada per il successo, nonostante i tempi difficili. E possono essere una vera fonte di ispirazione, anche qui in Italia.

C’è, per esempio, Samantha Anderson, 24 anni, firma di un giornale locale, il Cloverdale Reporter. Samantha, nel 2016, ha acquisito la direzione della testata e ha spinto per rinforzare il suo settore digitale, fino a quel momento pressoché nullo. Ebbene, la scommessa ha premiato: il giornale, pur abituato alla sola versione cartacea, ha moltiplicato la sua audience e i conti tornano. Samantha è l’unica figura a tempo pieno del piccolo giornale, e dice che ciò significa dover «vestire i panni del direttore, del reporter, del fotografo, del grafico, del videomaker, sei l’unico che deve aprire al mattino e chiudere la notte rispettando le scadenze, e coprendo le notizie dell’ultim’ora».

Taylor Buley

Josh Bergeron, 26 anni, è direttore del Salisbury Post, testata locale della Carolina del Nord. Grazie al suo lavoro, il giornale ha potenziato la sua versione online mantenendo la qualità old style del giornalismo investigativo per il quale il Post è conosciuto. «Il primo consiglio che darei è quello di imparare qualcosa su tutti gli aspetti del lavoro giornalistico.  A molti reporter viene già richiesto di accompagnare i loro pezzi con le fotografie ma, per esempio, perché non provare anche a imparare a impaginare? Oppure perché non approfondire il tema della stampa del giornale? Specializzarsi in una cosa, ma conoscere qualcosa anche delle altre, è una chiave per diventare risorse importanti in un giornale. Ed è un qualcosa che sicuramente aiuterà nel momento in cui si deciderà di cambiare posto di lavoro». Bergeron aggiunge che «i social media, i telefonini e Internet hanno cambiato moltissimo l’uso che si fa dei giornali. Molta gente si informa solo sui social e non si abbona ad alcun giornale. Le stesse forze di polizia, ormai, postano online i loro report. Così fanno i governi, mentre una volta erano notizie che passavano solo attraverso i giornali. Quindi, le testate devono provare il loro valore facendo reportage approfonditi, giornalismo investigativo: bisogna che le persone trovino lì le risposte alle domande che altrove non vengono risposte».

Taylor Buley, 34 anni, ha lavorato per il Wall Street Journal per poi dedicarsi a un giornale locale, del quale è diventato editore, il californiano Winters Express. Sulla motivazione di lavorare per il “piccolo”, dopo essersi occupato del “grande”, dice: «Sono sempre stato un giornalista che ha cercato di  smuovere le cose e intervenire sulla realtà raccontando storie. Quando lavori per il nazionale, il tuo lavoro può perdersi nel mare della concorrenza e può essere demoralizzante, la ricerca continua di uno scoop. Invece, per il locale, ciò che fai è quasi sempre notato, nel bene o nel male. E quasi tutto “fa notizia”, perché o te ne occupi tu o, magari, nessuno al posto tuo lo farà. E lavorare a queste cose, anche se non ti renderà milionario, ti riempirà di orgoglio. Il fatto che i tuoi vicini di casa ti possano chiedere conto di quello che scrivi può essere una sfida, per noi che lavoriamo nel locale; per contro, però, puoi veramente avere – e vedere con i tuoi occhi – l’impatto del tuo lavoro sulla loro vita quotidiana».

Allison Wilson, 31 anni, si occupa del marketing per il Lawrence Journal-World (Kansas), testata di fine ‘800 chiamata alla sfida del digitale. «Per chi fa il mio lavoro, lo scopo è attirare lettori. Se dovessi fare una campagna nazionale, ovviamente cercherei di convincere lettori e non lettori del mio giornale a capire con quale passione e impegno i giornalisti lavorano in redazione, e diffondere le ragioni per cui il loro mestiere è così vitale per la comunità in cui la gente vive. Noi stiamo facendo una nostra campagna abbonamenti in cui diamo questo messaggio, “gli abbonati hanno di più”, cioè più fatti, più contesto, più notizie credibili, più informazione locale. Investiamo sul giornalismo investigativo, sugli approfondimenti, sui reportage. Questo tipo di contenuti, nell’industria dell’informazione, funziona».

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