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25 gennaio 2016: si alza il muro del Corriere

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corriereLo scorso novembre, il direttore del Corsera Luciano Fontana aveva approfittato di un seminario degli studenti di giornalismo della Università di comunicazione di Milano per ribadire un concetto peraltro ovvio: il giornalismo sul web non si ripaga con i clic e la pubblicità.

Da questa settimana, la svolta: il sito del quotidiano, corriere. it, diventa il primo tra i grandi giornali a convertirsi al pagamento dei contenuti per gli utenti. Chi vorrà continuare a informarsi sul sito del Corriere potrà leggere 20 articoli al mese gratuitamente; dal ventunesimo, sarà costretto a sottoscrivere un abbonamento – al costo di 9 euro e 90 al mese – per continuare a consultare i contenuti.

Nell’introdurre un concetto come quello del paywall (una delle forme di finanziamento del giornalismo sul web pensate per sopravvivere in Rete, benché ancora quasi sconosciute in Italia), il Corriere ha scommesso sulla capacità di cambiare le abitudini del popolo dei naviganti su Internet. La gente è abituata a leggere notizie sui siti di informazione senza limiti e senza abbonamenti; gli editori hanno fatto spallucce per anni, da un lato convinti che il web non avesse alcunché a che fare con le vendite cartacee e che, comunque, la pubblicità online avrebbe coperto l’eventuale calo di profitti dalle fonti tradizionali. Quando ci si è resi conto della fallacia di entrambe le tesi, forse era troppo tardi.

Ora il quotidiano generalista più venduto in Italia ha deciso di adottare la strategia del “muro”, combinando la scelta – di per sé rivoluzionaria – con una rivisitazione grafica. Neanche due anni fa, era stata lanciata la – peraltro contestata – nuova versione del sito, più snella ma ancora legata al vecchio schema dell’attrazione indiscriminata di utenti e di clic. Chiedendo soldi in cambio di informazione, invece, l’impostazione del sito viene stravolta: non è un caso che la versione immateriale del Corsera includa, ora, tutte le sue firme migliori, integrando i contenuti di carta e web.  E cercherà di attirare lettori con videoinchieste, infografiche e storie di qualità. L’esperimento offrirà una prima, utilissima risposta di larga scala alla domanda delle domande: si può vivere sul web chiedendo soldi ai lettori?

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